Blocco licenziamenti, dalla cabina di regia al decreto “ponte”

Tempi strettissimi per l'esecutivo che ha già alcune ipotesi al vaglio per il decreto "ponte" che dovrà determinare una strategia di uscita graduale e non aggressiva per il mercato del lavoro.

E’ corsa contro il tempo per risolvere l’impasse del blocco dei licenziamenti, con posizioni che restano  molto lontane tra imprese e sindacati e fra le varie forze della maggioranza ed il Premier Mario Draghi che ha convocato una cabina di regia per questo pomeriggio.

Il blocco dei licenziamenti, stabilito un anno fa per evitare una emorragia di posti di lavoro conseguente alla pandemia, scadrà mercoledì 30 giugno. Tempi strettissimi quindi per l’esecutivo che ha già alcune ipotesi al vaglio per il decreto “ponte” che dovrà determinare una strategia di uscita graduale e non aggressiva per il mercato del lavoro. La selettività da più parti invocata.

Le risorse ammontano a circa 5 miliardi, un “tesoretto” riveniente dall’utilizzo inferiore alle attese dei sostegni alle imprese in crisi. Ma queste risorse serviranno anche a finanziare il rinvio al 31 agosto del blocco delle cartelle esattoriali, lo slittamento della determinazione delle tariffe Tari, il blocco dell’IMU per cbhi ha subito gli effetti del blocco degli sfratti ed, eventualmente, i piani economico finanziari dei Comuni in dissesto.

La difficile mediazione

Mission impossible questo pomeriggio per Draghi, che dovrà portare a casa una difficilissima mediazione all’interno dell’eterogenea maggioranza, che fa riferimento a concetti diversi di selettività. Se per la Lega è cruciale proteggere la roccaforte lombarda della moda, il Partito democratico propende per assicurare la permanenza del blocco sino al 31 ottobre nei settori dell’abbigliamento, dei pellami e dei tessuti, più forti nel Centro Italia. Tace per ora il M5S, distratto dal dibattito più politico che si consuma fra il leader ideologico dle Movimento Beppe Grillo e l’ex Presidente del Consiglio Giuseppe Conte.

Sindacati sul piede di guerra

I sindacati paventano già un “conflitto sociale” che “rischia di esplodere ben prima dell’autunno” a causa della fine del blocco dei licenziamenti nell’industria manifatturiera e nell’edilizia. Un concetto sancito dalle tre accese manifestazioni di piazza del weekend, a Torino, Firenze e Bari.

I sindacati hanno chiesto al premier Mario Draghi una convocazione urgente a Palazzo Chigi per trovare un accordo affinché il divieto di licenziare venga prorogato almeno fino al 31 ottobre, tempo da impiegare per riformare gli ammortizzatori sociali.

Tra le proposte di Cgil, Cisl e Uil la definizione di un nuovo sistema di ammortizzatori sociali universale che colleghi sostegno al reddito e percorsi di politiche attive del lavoro, una governance partecipata per i progetti del Recovery Plan, flessibilità in uscita a 62 anni o con 41 di contributi, misure per favorire l’occupazione di giovani e donne, una riforma del fisco per ridurre le tasse a lavoratori e pensionati e contrastare l’evasione, il proseguimento nella stagione dei rinnovi contrattuali e il rinforzo dei controlli per la tutela di salute e sicurezza nei luoghi di lavoro.

Quali sono i settori passibili di slittamento?

Fra i settori per cui si studia una proroga c’è quello tessile e dell’abbigliamento, per il quale si studia anche il rinnovo di 18 settimane della CIG, nell’intento di arrivare al 31 ottobre.

C’è poi chi individua un meccanismo per determinare quali imprese sono più in crisi, in base alle ore di cassa integrazione sinora richieste, nella convinzione che una maggior domanda sia termometro di crisi più acuta. Un elemento oggettivio che eviterebbe anche ipotesi di incostituzionalità dovute alla scelta di un settore anziché l’altro.

Potrebbero ricadere sotto l’ombrello della CIG prolungata anche le 85 aziende che sono al centro di tavoli attualmente aperti al MISE perché già in crisi.

Confindustria chiede di far ripartire le assunzioni

L’associazione rappresentativa delle imprese, intanto, continua a non vedere rischi di licenziamenti in massa ed, anzi, chiede di riaprire la stagione delle assunzioni e chiede manodopera qualificata, che appare sempre più come una merce rara.

© Italiaonline S.p.A. 2021Direzione e coordinamento di Libero Acquisition S.á r.l.P. IVA 03970540963

Blocco licenziamenti, dalla cabina di regia al decreto “ponte&#8...