Assente al lavoro per neve? Come salvare la retribuzione

Codice civile e contratti collettivi prevedono delle forme di tutela

Le nevicate di queste ultime ore (e altre ne sono previste fra giovedì e venerdì) hanno creato grossi disagi in città come Roma e Napoli, decisamente meno abituate a gestire le precipitazioni nevose rispetto alle città del nord. Disagi sui trasporti che si riverberano evidentemente anche e soprattutto sui lavoratori, spesso costretti a ritardi o addirittura impossibilitati a raggiungere il posto di lavoro, con ciò che ne consegue in termini economici.

In teoria sarebbe infatti diritto del datore di lavoro non retribuire la giornata. Ma esistono tutele previste dal contratto collettivo di lavoro (un monte ore di permessi straordinari retribuiti da cui attingere proprio in casi eccezionali) e dal codice civile.

Il diritto alla retribuzione a fronte di mancato lavoro è subordinato ad una precisa condizione: il lavoratore che è ad ad esempio bloccato nella neve dovrà comunicare tempestivamente al datore di lavoro di aver bisogno di un congedo e spiegare (e possibilmente provare) le motivazioni. In questo caso anche la giornata non lavorata sarà comunque pagata. Ma se chi non va a lavoro non avvisa o non prova l’impedimento, rischia l’addebito disciplinare. Lo prevede sempre il codice civile.

La legge prevede inoltre che se la prestazione lavorativa è impossibile per un evento eccezionale, esterno, imprevedibile e indipendente dalla volontà del datore di lavoro, anche se il lavoratore ha messo a disposizione la propria prestazione, non c’è inadempienza. Anche in questo caso verranno utilizzati i permessi retribuiti e la giornata verrà comunque pagata.

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