Asili aziendali: qual è la situazione in Italia?

La situazione degli asili aziendali in Italia: le aziende che ne usufruiscono e i benefici per i lavoratori

Gli asili nido aziendali in Italia sono una realtà ancora lontana in confronti agli altri paesi europei: la situazione aveva ottenuto interesse ormai più di dieci anni fa, quando fu varata la legge 448/2001: all’articolo 70 comma 4, infatti, viene affrontato l’argomento dei micro-asili aziendali. Cosa ha portato oggi il Piano nazionale degli asili nido e quali aziende si sono avvalse di questo servizio fondamentale per le donne lavoratrici e famiglie in generale?

Asili aziendali in Italia: ecco la situazione

In Italia la situazione asili è agli ultimi posti, figuriamoci per quelli aziendali che nonostante la legge 448/2001 non ha visto un reale incremento di queste strutture. L’obiettivo prefissato dalla Ue nel 2002 era di offrire il servizio per la primissima infanzia al 33% dei bambini entro il 2010: goal disatteso, visto che la percentuale era del 25% nel 2015. Al Nord gli asili sono garantiti dai primi mesi di vita, inoltre sono molto diffuse le tagesmutter, le “mamme di giorno”, che ospitano nel loro spazio domestico dei mini asili.

La situazione appare abbastanza in stallo per i nidi aziendali, nonostante lo stato abbia erogato un fondo per i servizi della prima infanzia di 150 milioni di euro dal 2002 al 2003, mentre la terza trance di ulteriori 150 ha subito vari blocchi nelle varie sede regionali d’Italia. Tuttavia, in Veneto, Liguria e grandi province come Milano e Roma sono stati complessivamente aperti più di 500 asili aziendali.Le strutture possono ospitare dai 30 ai 40 bambini e il costo chiesto ai genitori dipendenti può andare dai 200 ai 550 €: non malissimo, visto che la scarsa possibilità di accedere ai nidi comunali portano mamme e papà a fare richieste ai privati, con rate mensili che possono superare i 600 € al mese.

Nidi e aziende italiane virtuose

Non parliamo solo di statistiche negative: già cento anni fa una delle imprenditrici italiane di maggior successo, Luisa Spagnoli, che ha fondato la Perugina, aveva istituito una sorta di servizio di asilo aziendale per le mamme lavoratrici, costrette a sostituire i mariti andati in guerra e allo stesso tempo in difficoltà per crescere i figli da sole. L’imprenditrice portò innovazione lungimirante: le donne potevano allattare i bambini durante l’orario di lavoro, senza perdere tempo e denaro e con la certezza che i loro figli fossero al sicuro a poca distanza da loro.

Alcuni esempi di aziende virtuose che ospitano un asilo aziendale? Artsana Group, di cui fa parte anche la Chicco, l’Università Bicocca di Milano, la Pirelli, la Ferrari e molte banche come la Deutsche Bank, Unicredit, BNL, Intesa San Paolo e Mediolanum. Anche servizi di telefonia come Telecom, Vodafone e Wind si muovono verso soluzioni di nidi aziendali e, tornando a prodotti dolciari e alimentare in generale, anche Nestlé e Ferrero.

Asili aziendali: qual è la situazione in Italia?
Asili aziendali: qual è la situazione in Italia?