Articolo 18: non è affare per giovani e donne

Di fatto sono già esclusi dalle protezioni previste dallo Statuto dei lavoratori. Penalizzati anche i lavoratori delle piccole imprese

Nel 2010 sono poco meno di 7 milioni i lavoratori protetti dall’articolo 18 dello Statuto dei lavoratori, oltre la metà dei lavoratori italiani di fatto subordinati in aziende private. Scendendo lungo lo stivale il rapporto tra lavoratori protetti e non diminuisce, anche perché sale la proporzione di lavoratori in aziende con meno di 15 dipendenti. Solo per il 45% delle donne vale il reintegro sul posto di lavoro, ed il divario tra giovani ed adulti in protezione dal licenziamento è di quasi 20 punti percentuali, a causa anche dell’elevata incidenza di contratti a termine tra gli under 30. E’ quanto emerge da un rapporto di Datagiovani che ha stimato il numero di lavoratori del settore privato a cui può essere applicato l’Articolo 18 dello Statuto dei lavoratori, basandosi sulle rilevazioni delle forze di lavoro dell’Istat.

Quasi 7 milioni i protetti, circa 6 milioni e 400 mila gli esclusi. È questa la stima di Datagiovani del numero di lavoratori del settore privato a cui può essere applicato o meno l’articolo 18 dello Statuto dei lavoratori, che prevede il reintegro del lavoratore in caso di licenziamento senza giusta causa nelle imprese con più di 15 dipendenti. Sono infatti 6 milioni e 962 mila i lavoratori dipendenti a tempo indeterminato occupati in aziende con più di 15 dipendenti; tra gli esclusi si contano invece 4 milioni e 640 mila dipendenti in aziende con meno di 15 dipendenti, 825 mila dipendenti a termine delle aziende medio-grandi e poco più di 900 mila collaboratori e partite Iva con un unico committente. Il risultato è che il 52% dei lavoratori può essere definito protetto.

Il tasso di protezione è del 57% circa al Nord (con punte del 58% in Friuli Venezia Giulia, Piemonte e Valle d’Aosta), contro il 48% del Centro ed il 44% del Mezzogiorno (si scende al di sotto del 40% in Calabria e Sardegna). Il motivo va ricercato soprattutto nel fatto che al Centro e al Sud è più elevata la proporzione di lavoratori impiegati in piccole imprese. Va però rilevato che in queste ripartizioni la percentuale di lavoratori del pubblico impiego, esclusi da questa analisi, è più elevata del Nord Italia. Ancora una volta, sottolinea Datagiovani, come spesso accade quando si parla di mercato del lavoro nel nostro Paese, donne e giovani masticano amaro: le prime scontano una protezione del 12% inferiore agli uomini (45% contro 57%), gli under 30 vedono poi crescere il divario rispetto agli adulti di quasi il 20% (41% contro 58% / 59%). Donne e giovani sono infatti più presenti nelle piccole imprese dove l’articolo 18 non vale, oltre che ad avere più frequentemente contratti a tempo determinato in grandi aziende.

“Fermo restando che per il momento, secondo quanto dichiarato dagli esponenti del governo – concludono i ricercatori di Datagiovani – l’articolo 18 non è in discussione, va rilevato come per giovani e donne nel nostro Paese le tutele del posto di lavoro, oltre che la disponibilità di posti stessi, siano già estremamente più labili di quelle di cui possono godere gli altri lavoratori. Il primo tema da affrontare deve essere dunque quello di una maggiore accessibilità ed estensione degli ammortizzatori sociali e dell’efficienza delle strutture per l’incontro tra domanda ed offerta di lavoro”.

© Italiaonline S.p.A. 2021Direzione e coordinamento di Libero Acquisition S.á r.l.P. IVA 03970540963

Articolo 18: non è affare per giovani e donne