Articolo 18 & voucher, ecco perché la Consulta ha deciso così sui referendum

(Teleborsa) – La Corte Costituzionale l’11 gennaio scorso ha espresso parere positivo sul referendum relativo alla cancellazione dei voucher e bocciato quello sull’articolo 18, entrambi proposti dalla Cgil e sottoposti al parere di ammissibilità. Oggi, sono state pubblicate le motivazioni di quella decisione, che non sorprende relativamente al nodo dei voucher e punisce la “manipolazione” per quello sull’articolo 18.

VOUCHER – I giudici costituzionali hanno spiegato che l’accoglimento del referendum sui Buoni lavoro deriva dall’uso indiscriminato che si è fatto di questo strumento. “L’evoluzione dell’istituto – si legge nella motivazione – nel trascendere i caratteri di occasionalità dell’esigenza lavorativa cui era originariamente chiamato ad assolvere, lo ha reso alternativo a tipologie regolate da altri istituti giuslavoristici e quindi non necessario” e che “nel decreto di rifoema “viene a mancare qualsiasi riferimento alla occasionalità della prestazione lavorativa quale requisito strutturale dell’istituto”.

ARTICOLO 18 – La Consulta ha ritenuto di bocciare il referendum a causa del “carattere propositivo del quesito referendario”, che “lo rende estraneo alla funzione meramente abrogativa” che il referendum popolare dovrebbe avere in base alla Costituzione.”Il quesito – sottolineano i giudici – manipola il testo vigente dell’articolo 18 della legge 300 del 1970 attraverso la tecnica del ritaglio, che snatura il testo originario producendo di fatto un nuovo tsto di legge dal contenuto completamente diverso.

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