Licenziare ai tempi del ‘nuovo’ articolo 18. Aumenta il lavoro… per i giuslavoristi

Nessun reintegro per i licenziamenti economici. Nelle controversie l'iter processuale avrà una corsia preferenziale, ma accorciare i tempi non sarà facile. Con buona pace dei legali esperti in diritto del lavoro

Una cosa pare certa ormai, tra gli scenari che si delineano sulle probabili ceneri del vecchio articolo 18. A trarre, in termini di incarichi, un concreto beneficio dalla riforma proposta dal governo Monti sarà la categoria dei professionisti di diritto del lavoro.
Vediamo intanto le principali modifiche introdotte dal disegno di legge approvato “salvo intese” dal Consiglio dei ministri, sul tema della ‘flessibilità in uscita‘.

I CASI
Licenziamenti discriminatori. Non cambia nulla, ovvero se il giudice ritiene fondato il ricorso, annulla il licenziamento e reintegra il lavoratore.
Licenziamenti disciplinari. E’ previsto un indennizzo che lo stesso giudice stabilirà tra le 15 e le 27 mensilità oppure il reintegro del lavoratore.
Licenziamenti economici. E’ quello che prevede il maggior numero di novità. Si legge su Corriere.it “per motivi economici non si intende lo stato di crisi, ma ragioni di gestione aziendale. Un’impresa può decidere di licenziare il suo centralinista perché ritiene più utile acquistare un software che gestisca il traffico telefonico”.
In questi casi la nuova disciplina a firma di Elsa Fornero non prevede il reintegro del lavoratore. Il giudice potrà decidere solo per l’indennizzo economico, che sarà tra le 15 e le 27 mensilità.

Nelle controversie tra azienda e lavoratore, è facile prevedere che la partita si giocherà sul filo del licenziamento giustificato da motivi economici (come la cessazione della mansione) e i motivi disciplinari o discriminatori (che prevedono il reintegro).
L’iter processuale per le cause da lavoro, secondo il ddl, dovrebbe essere velocizzato (è previsto il rito abbreviato), con tempi estremamente ridotti rispetto a quanto previsto dalla normativa attuale. Ma non sarà facile. La conciliazione preliminare obbligatoria, l’impugnazione del licenziamento, il dibattimento, i rinvii, allungano i tempi del contenzioso.

Con la modifica dell’articolo 18 viene notevolmente accresciuto il potere dei giudici, che si troveranno a dover stabilire non più solo la leggittimità o meno del provvedimento, ma saranno chiamati a prendere, come spiega Tito Boeri su La Voce.info, le seguenti decisioni:
– Se il licenziamento è legittimo o illegittimo.
– Nel caso in cui fosse illegittimo, se è discriminatorio o non discriminatorio.
– Nel caso in cui non sia legittimo e non discriminatorio, se il licenziamento è economico o disciplinare.
– Nel caso in cui il licenziamento sia disciplinare, se si deve imporre la reintegrazione o solo il risarcimento del lavoratore.
Si aumenta così l’incertezza del procedimento e molto probabilmente la sua lunghezza anche perché interverrà obbligatoriamente un tentativo di conciliazione.

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