Articolo 18 o Jobs Act: sui licenziamenti chi ha ragione tra Renzi e il M5s

L'articolo 18 era stato messo in soffitta dal Jobs Act di Renzi, e ora dal M5s a Leu alla Cgil se ne invoca il ritorno. Ma i licenziamenti sono aumentati o diminuiti?

Chi pensava che l’articolo 18 fosse stato messo in soffitta definitivamente dal Jobs Act di Matteo Renzi si sbagliava di grosso. Proprio in questi giorni, infatti, non si fa che parlarne.

Nel 2020 si celebrano i cinquant’anni dello Statuto dei lavoratori che appunto sanciva il famoso articolo 18, cioè il diritto al reintegro al posto di lavoro per i lavoratori delle aziende con almeno 15 dipendenti licenziati senza giusta causa.

Ma c’è un altro motivo per cui se ne parla. Dal Movimento 5 Stelle a Leu alla Cgil, in tanti sono tornati ad avanzare in queste settimane la proposta di un ritorno all’articolo 18, eliminato nel 2015 con il Jobs Act di Matteo Renzi.

Il fronte del Jobs Act: Renzi, Calenda e Bellanova

Guardando i dati, si può affermare che con l’eliminazione del reintegro nel posto di lavoro, sostituita da un indennizzo economico, i licenziamenti non sono aumentati. Anzi, sono diminuiti, proprio come i contenziosi.

Dal suo profilo Facebook Matteo Renzi esulta: “Con il JobsAct aumentano le assunzioni e calano i licenziamenti. Finalmente lo riconoscono tutti. Altro che sussidi e articolo 18: favoriamo le assunzioni, specie dei giovani, specie al Sud” scrive.

Anche il leader di Azione, Carlo Calenda, commentando l’ipotesi di reintrodurre l’articolo 18 avanzata, tra gli altri, dal ministro della Salute Roberto Speranza di LeU, ha sostenuto che i licenziamenti con il Jobs Act sono diminuiti.

Dalla stessa parte anche la ministra delle Politiche Agricole Teresa Bellanova, ex sindacalista sempre in prima fila nella difesa dei diritti dei lavoratori, che difende la riforma del lavoro varata dal governo Renzi: “Si parla di ritornare all’articolo 18? Sarebbe ritornare al secolo precedente. Il mercato del lavoro è cambiato, Jobs Act ha aumentato le tutele” ha detto ospita e La7.

Cosa dicono i numeri

Osservando i dati dell’Osservatorio sulla precarietà dell’Inps si nota come dal 2014, ultimo anno in cui è stato in vigore l’articolo 18, fino al 2017, il tasso di licenziamento è calato costantemente: dal 6,5% al 6,1 nel 2015, dal 6,1 al 5,5 nel 2016, e dal 5,5 al 5,3 nel 2017.

Tra il 2014 e il 2018, ultimo anno per cui abbiamo i dati, i licenziamenti di dipendenti a tempo indeterminato – quelli tutelati dall’articolo 18 lavoratori di un’azienda con più di 15 dipendenti – sono scesi da circa 670 mila a meno di 550 mila.

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