Dall’articolo 18 alle ferie: l’arbitrato irrompe nel mondo del lavoro

La nuova legge stravolge diritti e procedure. A tutto danno dei lavoratori

Le nuove norme sul processo del lavoro spaziano su tutto. Dalla delega per i lavori usuranti, alla certificazione dei contratti, all’abbassamento dell’età per l’obbligo scolastico, fino all’estensione dell’arbitrato anche per le controversie riguardanti i licenziamenti tutelati dall’articolo 18 dello Statuto dei lavoratori.

Il perno delle novità e pure delle polemiche, ruota sull’arbitrato. Con questo strumento sarà possibile decidere, senza appello, e secondo equità, ovvero senza rispettare i vincoli posti dalle leggi e dai contratti collettivi.
Saranno le parti – datore di lavoro e lavoratori – a decidere se ricorrere al giudice o alla via arbitrale mediante la sottoscrizione di una clausola arbitrale. Teoricamente è un atto libero, ma è facilmente ipotizzabile che di fronte all’assunzione, al rinnovo di un contratto a termine o alla perdita di un lavoro, il lavoratore sarà disposto/costretto ad accettare la clausola.

L’arbitrato sarà possibile anche per le controversie nel pubblico impiego. Anche se questa disposizione sembra in evidente contrasto con l’articolo 97 della Costituzione.

Per i precari diventerà più difficile ricorrere al giudice contro il licenziamento anche se nullo perché discriminatorio o inefficace per mancanza di forma scritta. Sono stati accorciati i tempi, 60 giorni dopodiché scadrà il diritto.
Nella legge viene abbassata anche l’età dell’obbligo scolastico, dagli attuali 16 anni a 15. In completa contro tendenza rispetto al resto dell’Europa. Infatti, durante l’ultimo anno di scuola si potrà frequentare lavorando come apprendista.

Infine, l’ennesima delega sula vicenda dei prepensionamenti dei lavori impegnati in attività usuranti: entro tre mesi dall’entrata in vigore della legge, il governo stabilirà i nuovi criteri.

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