Apprendistato, il contratto esteso al pubblico, ai ricercatori e agli studi professionali

Via libera alla riforma. Entro sei mesi le novità saranno operative

Il Consiglio dei ministri ha approvato in via definitiva il decreto legislativo per la riforma dell’apprendistato che “si appresta a diventare – si legge in una nota del ministero del Lavoro – il canale tipico di ingresso dei giovani nel mondo del lavoro“. La riforma prevede che il contratto di apprendistato, sia “a tempo indeterminato – ha sottolineato con soddisfazione il ministro del Welfare, Maurizio Sacconi – con finalità formative e occupazionali. Ed è importante che questo tipo di definizione sia stata condivisa da tutti gli attori sociali”.

Il testo disciplina quattro ipotesi di apprendistato: quello per la qualifica e il diploma professionale per gli under 25 con la possibilità di acquisire un titolo di studio in ambiente di lavoro; l’apprendistato di mestiere per i giovani tra i 18 e i 29 anni che potranno apprendere un mestiere o una professione in ambiente di lavoro; l’apprendistato di alta formazione e ricerca per conseguire titoli di studio specialistici, universitari e post-universitari e per la formazione di giovani ricercatori per il settore privato; l’apprendistato per la riqualificazione di lavoratori in mobilità espulsi da processi produttivi.

E’ previsto un periodo transitorio di sei mesi. Successivamente entreranno in vigore le nuove norme che prevedono, inoltre, contributi agevolati e sconti fiscali per le aziende che assumono apprendisti. Ma sono previste sanzioni pesanti a carico delle aziende che non adempiono all’obbligo formativo o non rispettano il contratto.

Il nuovo contratto di apprendistato è tendenzialmente a tempo indeterminato, perché – come ha spiegato il ministro del Lavoro, Maurizio Sacconi – “nel silenzio delle parti prosegue indefinitamente oltre il momento del contenuto formativo”.
Molte regole saranno fissate dalla contrattazione collettiva che dovrà stabilire la durata minima del contratto e la fissazione di una durata massima del contratto professionalizzante.
E’ prevista, infine, una semplificazione burocratica, circa la disciplina degli obblighi formativi.

La riforma demanda ai contratti collettivi la disciplina della parte formativa, anche se può essere integrata dall’offerta formativa della Regioni che possono predisporre appositi corsi di formazione.

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