Ansia e depressione femminile: la disuguaglianza sul lavoro il fattore scatenante

L'ansia e la depressione femminile, secondo il nuovo studio condotto da Jonathan Platt, costituiscono la conseguenza di trattamenti di disuguaglianza e stereotipi che la società attribuisce spesso alle donne

Disturbi dell’umore così gravi, come l‘ansia e la depressione, non dipendono sempre da fattori interni ma, come ha dimostrato di recente uno studio condotto da Jonathan Platt e dalla sua squadra di ricercatori, spesso tali patologie derivano da fattori esterni, specie nel caso di disturbi da ansia o depressione femminile. Infatti, i ricercatori della Mailman School of Pubblic Health della Columbia University hanno dimostrato che spesso la depressione e l’ansia che colpiscono le donne sono originate dal gender gap, ovvero la diversità di trattamento tra uomini e donne specie negli ambienti di lavoro.

Il fatto che a parità di istruzione e capacità le donne ricevono mansioni o divario salariale incide negativamente sulla propria autostima, così come la circostanza che all’interno della famiglia la stessa riceva una posizione marginale in fatto di decisioni determina la convinzione che tale inferiorità sia reale. La dimostrazione concreta arriva dai dati raccolti all’esito della ricerca su circa 23.000 cittadini americani tra i 30 e i 65 anni: nelle situazioni di divario salariale si triplica per le donne la possibilità di cadere in depressione o soffrire di ansia, mentre quando sul posto di lavoro le donne guadagnano quanto i loro colleghi anche il rischio di depressione diventa uguale. Persino nel Paese in cui vi è il più elevato livello di emancipazione femminile, la Svezia, il problema non cambia.

Lo studio, da poco pubblicato anche sulla nota rivista scientifica Social Science & Medicine, indica implicitamente anche i possibili rimedi o prevenzioni. In primis si dovrebbe estirpare il tipico stereotipo che vede la donna capace solo di esercitare determinati mestieri e consentire anche al gentil sesso l’accesso a determinati posti di lavoro, che ancora oggi rimangono di appannaggio esclusivo degli uomini. Un’inversione di rotta dovrebbe registrarsi anche all’interno della coppia, attribuendo alla propria moglie o compagna lo stesso potere decisionale, tanto sulla casa quanto sui figli.

Ciò senza dubbio dovrebbe svegliare ancor più le coscienze dei governi di tutto il mondo: urge sempre più una spinta verso la parità di genere, date le gravi conseguenze che la disuguaglianza porta e che, a quanto pare, spot pubblicitari o saltuari e poco incisivi provvedimenti, non riescono a prevenire. D’altra parte, insieme a massicci interventi di politica legislativa, importante è il ruolo dell’educazione che, mai come oggi, deve necessariamente essere orientata a valorizzare l’uguaglianza tra uomo e donna.

Immagini: Depositphotos

© Italiaonline S.p.A. 2020Direzione e coordinamento di Libero Acquisition S.á r.l.P. IVA 03970540963

Ansia e depressione femminile: la disuguaglianza sul lavoro il fattore...