Allarme ILO: da pandemia effetto devastante su istruzione giovani

Oltre il 70% dei giovani che studia o studia e lavora ha risentito negativamente dalla chiusura di scuole, università e centri di formazione

Nel nostro Paese continua a tenere banco la discussione sulla riapertura delle scuole fissata ad oggi confermata al 14 settembre che ovviamente è legata a doppio filo alla curva dei contagi che indicherà la via da qui ai prossimi giorni.

GIOVANI, QUEL FUTURO CHE NON C’E’ – Intanto, la pandemia di coronavirus sta provocando “un effetto devastante” sull‘istruzione e la formazione dei giovani. A lanciare l’allarme è l’Organizzazione Internazionale del Lavoro (Ilo), ente dell’Onu secondo cui oltre il 70% dei giovani che studiano o studiano e lavorano hanno risentito negativamente dalla chiusura di scuole, università e centri di formazione.

Secondo uno studio dell’Ilo, il 65% dei giovani riferisce di aver imparato meno dall’inizio della pandemia a causa del passaggio i corsi online e a distanza. Uno studente su due teme ritardi sui corsi e quasi uno su dieci, 9% teme bocciature.

Come prevedibile, il quadro peggiora nei paesi a basso reddito. “La pandemia non sta solo distruggendo le prospettive occupazionali dei giovani, ma sta anche interrompendo la loro istruzione e formazione e danneggiando loro benessere mentale”, ha affermato Guy Ryder, direttore generale dell’Ilo.

Secondo il rapporto, il 38% dei giovani e’ incerto sulle prospettive di carriera future, con la crisi che dovrebbe creare maggiori ostacoli nel mercato del lavoro e allungare la transizione dalla scuola al lavoro. Un giovane su sei che ha dovuto smettere di lavorare dall’inizio della pandemia.

Molti giovani sono impiegati in settori maggiormente esposti, come servizi e operazioni legate alle vendite, rendendoli più vulnerabili alle conseguenze della pandemia. Secondo lo studio Ilo il 42% di coloro che hanno continuato a lavorare ha visto il proprio reddito calare. 

Non meno importanti i problemi sul benessere mentale. L’indagine ha anche rilevato che un giovane su due è a rischio di ansia o depressione, mentre un ulteriore 17% ne è probabilmente colpito. Ma resta anche la generosità: un giovane su quattro ha continuato a svolgere opere di volontariato durante la pandemia.

La relazione non si limita a fotografare la situazione tutt’altro che incoraggiante ma chiede risposte politiche urgenti e mirate per proteggere un’intera generazione dal vedere le loro prospettive occupazionali permanentemente segnate dalla crisi. Iniziando dal reinserimento nel mercato del lavoro di coloro che hanno perso il lavoro o che hanno subito una riduzione dell’orario di lavoro, garantendo ai giovani l’accesso alle prestazioni dell’assicurazione di disoccupazione e misure per migliorare la loro salute mentale.

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