Alitalia ora più a rischio fallimento. CdA per valutare “NO” referendum

(Teleborsa) – Più passano le ore più la situazione diventa difficile per la ex compagnia di bandiera, sempre più a rischio fallimento, dopo che i dipendenti hanno bocciato il piano industriale e il preaccordo faticosamente raggiunto tra Alitalia, il Governo e i sindacati.

In queste ore, è prevista la convocazione di un Consiglio di Amministrazione della compagnia aerea con all’ordine del giorno la valutazione negativa del verbale di confronto, ma potrebbe essere già richiesta l’amministrazione straordinaria, affidando la compagnia alle cure di uno o più commissari. 

Il tempo corre e bisogna fare presto perché la liquidità sta finendo e potrebbero mancare le risorse per pagare i fornitori e gli stipendi dei dipendenti, ma soprattutto il carburante per far volare gli aeroplani, business che tiene in vita la compagnia.

I tre principali azionisti, il vettore emiratino Etihad (giunto nell’estate 2014), Unicredit e Intesa Sanpaolo non sono riusciti a tirare fuori dalle secche Alitalia, che dal 2009 (anno della sua privatizzazione) non ha mai chiuso un bilancio in utile né tanto meno in pareggio. 

I soci avevano condizionato il loro intervento, che prevedeva un’iniezione di circa 2 miliardi di euro, all’accordo con il sindacato, che è però stato bocciato dai lavoratori.

Un piano “b” non esiste, come più volte ribadito dal Governo, che ha escluso la strada della nazionalizzazione. Anche se rimane difficile crederlo, viste oltretutto le previsioni negative sull’esito del referendum. Per bocca del portavoce del ministro Calenda, l’esecutivo ha fatto sapere che “l’obiettivo, in attesa di capire cosa decideranno gli attuali soci di Alitalia, sarà quello di ridurre al minimo i costi per i cittadini italiani e per i viaggiatori”. 

La strada lunga da percorrere con una decisione complessa e difficile da prendere vede dunque all’orizzonte il commissariamento. Ma l’accordo bocciato potrebbe rappresentare un punto di partenza per la rinascita di Alitalia, solo se il commissario (nel caso in cui Alitalia fosse affidata alle sue cure) punterà al decollo di una nuova compagnia magari a costi più leggeri.

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