A Bruxelles si prepara la rivoluzione dei “rider”

Mercoledì sarà presentato il pacchetto UE per il lavoro digitale, che verrà considerato subordinato a tutti gli effetti: di conseguenza le persone dovranno essere assunte.

Buone notizie in arrivo da Bruxelles per i rider e tutti i lavoratori delle piattaforme digitali per quella che può essere considerata una vera rivoluzione per la gig economy in Europa. La Commissione europea approverà nella giornata di mercoledì infatti il pacchetto lavoro messo a punto dal Commissario lussemburghese Nicolas Schmit.

Innanzitutto c’è il riconoscimento del lavoro per le piattaforme come lavoro subordinato a tutti gli effetti: di conseguenza le persone dovranno essere assunte. In pratica è stato cancellato il principio di attività autonoma e indipendente. Fino a questo momento le grandi società dell’economia digitale li hanno sempre considerati dei prestatori d’opera indipendenti, con retribuzioni spesso molto modeste e senza alcun tipo di tutela. Con la direttiva – che dovrà essere approvata dal Parlamento e dal Consiglio diventando quindi una vera e propria legge cui gli Stati membri dovranno uniformarsi – l’Ue vuole mettere fine a questa situazione.

In particolare verranno fissati alcuni requisiti – ad esempio se non corre il rischio di impresa, se non decide il prezzo del prodotto – che impediranno che “rider”, autisti o lavoratori online possano essere paragonati agli autonomi. In questi casi, dunque, la piattaforma dovrà assumerli. Il quadro sarà semplificato dalla cosiddetta inversione dell’onere della prova: ossia sarà il datore di lavoro a dover eventualmente dimostrare in tribunale che si tratta di lavoro autonomo. L’assunzione implica di conseguenza una serie di tutele, anche se non verrà fissata l’obbligatorietà del contratto a tempo indeterminato: i limiti temporali dell’assunzione saranno individuati dalle normative nazionali (ad esempio in Italia il contratto a tempo determinato non può superare i tre anni).

Un altro elemento che andrà a rafforzare le tutele per i rider è l’inserimento nella normativa dell’obbligatorietà per i giganti dell’economia digitale di rendere pubblici con una comunicazione formale l’insieme dei parametri che regolano l’algoritmo che determina il giudizio sul del lavoratore digitale. In base all’elaborazione delle recensioni, infatti, la piattaforma digitale decide se il compito svolto è stato all’altezza delle aspettative o meno e quindi se quel “dipendente” è stato efficiente e può essere confermato o riutilizzato. Si tratta quindi di un modo per rendere consapevole il “rider” del metro con cui il suo lavoro viene giudicato.

Il pacchetto arriva a quindi ad armonizzare un modello che ha già preso piede in diversi Paesi europei. In particolare in Spagna ma che è stato ripreso anche da diverse sentenze in Francia, Germania e Italia attraverso il Tribunale di Palermo e la Cassazione che ha fatto presente che il Jobs Act di fatto impedisce l’introduzione della subordinazione ma stabilisce che vadano applicate a questa nuova forma di lavoro tutte le tutele della subordinazione. Il percorso è solo all’inizio e con ogni probabilità vedrà una i giganti del web dare battaglia per correggere l’impianto messo a punto da Bruxelles anche se sembra forte la volontà di apportare le modifiche da parte del Parlamento europeo: il pacchetto è infatti nato da alcune risoluzioni approvate dagli eurodeputati.

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