8 marzo amaro, c’è poco da festeggiare: nella Ue le donne guadagnano il 16% in meno degli uomini

E quelle italiane? Sono più brave a scuola e all’università eppure la busta paga è sempre meno pesante di quella dei colleghi uomini. Ma (per fortuna) non è sempre così...

(Teleborsa) 8 marzo amaro: sembra proprio che ci sia davvero poco da festeggiare. Questione di gender pay gap. L’Onu lo ha definito “il più grande furto della storia”, commentando l’ultimo rapporto (gennaio 2018) che ha quantificato in un 23% quello che le donne guadagnano in meno degli uomini, nel mondo. “Non esiste un Paese o un solo settore in cui le donne abbiano gli stessi stipendi degli uomini”, ha sottolineato il consigliere Onu, Anuradha Seth.

E IN EUROPA? – “Le donne guadagnano in media il 16% degli uomini nell’Ue, secondo i dati riferiti al 2016 pubblicati oggi da Eurostat, l’Ufficio statistico comunitario, in occasione della festa delle donne. Italia e Romania sono i paesi membri in cui le differenze salariali a svantaggio delle donne è minore (5%), mentre le differenze maggiore (25%) si registrano in Estonia (25%) e poi in Germania e Repubblica ceca (22%)”.

E quelle italiane? Sono più brave a scuola e all’università, eppure scontano un forte divario in termini occupazionali, contrattuali e retributivi che si traduce in un 10% in meno in busta paga. Ovviamente, sono anche penalizzate se hanno figli.
Dati amari quelli resi noto dal consorzio interuniversitario Almalaurea che, in occasione della Festa della donna, ha cercato di quantificare e di descrivere le disparità,  prendendo in esame la condizione lavorativa delle donne laureate in tutti i settori d’impiego.

L’indagine è stata condotta su  270mila laureati, uomini e donne, e ha certificato che il divario occupazionale e contrattuale sono ancora significativi e quello retributivo pesa, in media, 160 euro netti ogni mese. Soldi che vano a finire nelle tasche degli uomini ma non in quelle delle donne, per retribuzioni mensili che a cinque anni dalla laurea viaggiano sui 1.637 euro per i maschi e i 1.375 euro per le donne.

Donne penalizzate. Non sempre – Il Gender Pay Gap, insomma, continua ad esistere, ma non riguarda solo le donne. ProntoPro ha analizzato i preventivi inviati da liberi professionisti e freelancer  (sia donne che uomini) ed è emerso che nel 65% dei casi continuano ad esserci disparità, ma non solo a discapito di donne: in molti casi accade anche il contrario.
Se, ad esempio, uno chef a domicilio guadagna in media il 20% in più rispetto ad una sua collega donna, è vero pure che un’insegnante di ballo guadagna in media il 9% in più rispetto ai suoi colleghi uomini. E lo stesso avviene anche per tatuatrici (+5%), personal trainer (+8%) e web designer (+7%).

8 marzo amaro, c’è poco da festeggiare: nella Ue le donne guada...