Nel 2019 lavoreremo un giorno in più per pagare il Fisco

Lavoratori italiani liberi dal cuneo fiscale 24 ore più tardi rispetto al 2018

“Più lavoro per il Fisco”. O meglio, per colpa del Fisco. Le tasse gravano inesorabilmente sulle spalle dei contribuenti italiani che nel 2019 pagheranno l’equivalente di una giornata lavorativa in più rispetto allo scorso anno.

Le stime relative all’incidenza del cuneo fiscale sulle tasche dei lavoratori rivelano cifre sempre più pesanti da sostenere. Ciò si ripercuote indirettamente sulle ore lavoro che ognuno di noi dovrà “versare” in più per essere libero dal giogo del Fisco e pareggiare le uscite tra Iva, Irpef, Inps, e imposte locali varie.

In pratica, quest’anno la “liberazione fiscale” arriverà il 21 giugno 2019, esattamente 24 ore dopo rispetto all’anno scorso. Un dato che equivale ad una giornata lavorativa media di un impiegato in ufficio, o se vogliamo a 225 minuti extra trascorsi in fabbrica da un operaio. Colpa del cuneo fiscale, che in Italia sfiora il 47%. E se per assurdo oltrepassassimo la soglia del 30 giugno, intesa come “Tax Freedom day”, vorrebbe dire lavorare esclusivamente per lo Stato.

Perché il “Tax Freedom Day” è sempre più lontano

Un meccanismo implacabile quello dell’Erario, che nel 2019 comporterà per il contribuente medio una pressione tributaria decisamente gravosa per i bilanci familiari. E non sono soltanto le tasse e i tributi “diretti” a pesare su queste statistiche.

I balzelli che si nascondono dietro gli acquisti di ogni giorno – dal supermercato al pieno di benzina – sono tantissimi, anche se non si vedono. Basti pensare che per pagare Iva e Accise ci vogliono 45 minuti al giorno di lavoro. 21 minuti per piccole imposte e tributi locali e 115 per l’Iperf.

Se facciamo scorrere idealmente le lancette dell’orologio a questo ritmo, calcolato sulla giornata lavorativa di un impiegato medio, sarebbe come dire che dalle 9 alle 12.45 si lavora ogni giorno solo per l’Erario. Un minuto dopo si inizia a guadagnare qualcosa per la propria economia domestica.

Cosa succederà nei prossimi mesi

Secondo le stime la nuova Legge di Bilancio non farà che peggiorare questo quadro, ma indirettamente. La possibilità concessa agli enti locali (Comuni e Regioni) di aumentare le addizionali e le imposte immobiliari, si tradurrà molto probabilmente in una “maxi-stangata” da 2 miliardi di euro che i lavoratori pagheranno l’anno prossimo.

Senza contate l’inflazione inarrestabile, gli aumenti su Tasi e Imu e una tendenza alla “progressività” che caratterizza tutto il nostro sistema tributario. Da una parte crescono le retribuzioni (+1,4) ma aliquote e Irpef non sono allineati all’inflazione che finisce per ripercuotersi sulle tasche dei contribuenti in svariati modi. Un “mix” micidiale, che non può che far slittare sempre di più il fatidico giorno di libertà fiscale.

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