Intervista a Marco Alù Saffi di Ford Italia: “Digitalizzare il processo di acquisto, è questo il bagaglio che ci porteremo in futuro”

Dal programma di "Donation Match" messo in campo grazie alla generosità dei dipendenti, fino alla sfida attuale nella vendita delle auto: intervista a Marco Alù Saffi, Direttore Relazioni Esterne di Ford Italia

Il momento storico che stiamo affrontando ha obbligato molte aziende a ridefinire i propri obiettivi e le attività, oltre che a mettere in campo la propria forza per fronteggiare l’emergenza. In questi giorni vi abbiamo raccontato quello che sta facendo – per esempio – TIM con l’operazione Risorgimento Digitale oppure Enav, che ha lanciato la campagna #torneremoavolare.

Anche molte aziende del settore automotive si sono trovate comtemporaneamente di fronte alla sfida di coniugare la propria anima più tecnologica e digitale, con la partita che si gioca nei punti vendita sul territorio. Senza dimenticarsi delle iniziative che hanno deciso di mettere in campo per la lotta al Coronavirus.

Tra queste c’è Ford, che attraverso un fondo con cui ha sempre sostenuto progetti socialmente utili, ha lanciato una campagna di crowdfunding tra i propri dipendenti. Marco Alù Saffi (Direttore delle Relazioni Esterne di Ford Italia) ci ha raccontato questo progetto e come l’azienda sta raccogliendo la sfida del futuro.

In cosa consiste il programma di Donation Match lanciato da Ford?

Il Ford Fund è una costola no-profit che funziona a livello mondiale attraverso la quale contribuiamo a opere socialmente utili senza finalità di profitto. Questo fondo ha stanziato 500 mila dollari da dividere fra venti Paesi, come base di sostegno a dei progetti di crowdfunding da lanciare localmente. A livello europeo l’Italia era fra questi, poiché è stato purtroppo uno dei territori più colpiti. Ad ogni Paese è stato chiesto quindi di scegliere una Onlus e un progetto da sostenere. Noi abbiamo scelto “Mission Bambini”, con la quale avevamo già un rapporto consolidato.

Di cosa si occupa “Mission Bambini” e che tipo di progetti andrà a sostenere con i soldi raccolti?

Questa Onlus si occupa principalmente di bambini sia dal punto di vista della scolarizzazione, che la loro salute. In questo caso, ha lanciato un progetto per raccogliere fondi al fine di sostenere la digitalizzazione di quei bambini che non hanno la possibilità di comprare un tablet o un computer per seguire le lezioni online. Abbiamo scelto questo progetto, la cui possibilità di sostegno è aperta a tutti i dipendenti, ai concessionari e a chiunque voglia partecipare.

Oltre a questa, quali iniziative sono state messe in campo da Ford a livello mondiale?

In particolare nel Nord America, Ford è l’azienda automobilistica che impiega il maggior numero di persone. Questo ha generato un forte senso di responsabilità che ci ha contraddistinto per essere sempre stati reattivi nei momenti del bisogno. Ecco perché Ford è stata – anche durante questa emergenza – fra le prime aziende automobilistiche ad aver messo all’opera i propri ingegneri, i quali hanno scoperto che modificando la ventola di raffreddamento dei sedili anteriori del nostro pick-up, si poteva costruire un respiratore. In seguito a questa scoperta, in America sono stati lanciati due progetti: il primo, in collaborazione con 3M, riguarda la riconversione di alcune tecnologie per costruire appunto dei ventilatori polmonari. Allo stesso tempo, in collaborazione con la GE Helthcare, abbiamo cominciato ad assemblare e costruire materiale medicale grazie alle nostre stampanti 3D. L’altro progetto è stato invece quello di realizzare delle visiere per il personale sanitario, che assembliamo in una nostra fabbrica riconvertita nel Michigan ad un ritmo elevatissimo: ne abbiamo già consegnate diversi milioni.

Qual è la sua personale visione del settore automotive in un medio periodo?

Intanto partiamo dai dati che riguardano l’Italia: il mercato di marzo è stato a livello totale di circa 29 mila immatricolazioni, rispetto a quelle nello stesso mese dell’anno scorso che erano state all’incirca 200 mila. Ad aprile, ci avviamo a chiudere il mese con poco più di 3 mila immatricolazioni, l’anno scorso furono 170 mila. Possiamo quindi affermare che il mercato si è praticamente azzerato e questo trend proseguirà almeno per maggio e giugno. Al 30 giugno avremo perso circa 600 mila immatricolazioni, che con tutta probabilità non verranno più recuperate. Quello a cui bisogna pensare adesso è far ripartire il mercato il più velocemente possibile, tenendo conto soprattutto di una variabile: quanto prioritario sarà per le persone l’acquisto di un’auto. In questo scenario, la nostra priorità è quella di rendere accessibile il prodotto automobile, che è di per sé un prodotto costoso, attraverso tutto ciò che elimini – per quanto possibile – l’ansia di un esborso immediato. Ma contemporaneamente è necessario che anche il Governo faccia la sua parte, mantenendo l’incentivazione più spinta sulle vetture che abbiano emissioni sotto i 95g/km, ma contemporaneamente anche delle agevolazioni per tutto lo stock rimasto nei concessionari. A questo proposito, un solo dato: in Italia abbiamo attualmente circa 350 mila vetture ferme, che – se vendute – potrebbero dare liquidità a concessionari che rischierebbero altrimenti di non ripartire.

Cosa ha insegnato a Ford questa emergenza?

Questa emergenza ci ha insegnato contemporaneamente tante cose: ai dipendenti che lavorano per un’azienda seria e attenta alla comunità nella quale opera. All’azienda ha insegnato invece un aspetto molto semplice ma importante: le macchine sono un bene che desta molto interesse nelle persone e questo può essere soddisfatto anche da remoto fino alla firma del contratto.

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