Ghirlanda (Andi): “Fase 2, una visita costerà ai dentisti il 25% in più”

Quali saranno le modalità e i costi per i dentisti. Intervista a Carlo Ghirlanda, presidente dell'Andi

Con l’avvio della fase 2, gli studi dentistici hanno potuto riprendere la loro attività lunedì 4 maggio, al termine del lockdown dovuto al Coronavirus. A caratterizzare la ripresa sono le regole da rispettare per mantenere la sicurezza di pazienti, dentisti e di tutti i dipendenti degli studi. Abbiamo analizzato la situazione corrente e ne abbiamo parlato con il dott. Carlo Ghirlanda, presidente dell’Andi (Associazione Nazionale Dentisti Italiani) concentrandoci sui costi che graveranno sul settore odontoiatrico.

Non c’è ancora una normativa specifica per gli studi dentistici approvata dal Ministero della Salute, tuttavia un tavolo tecnico voluto dal viceministro Pierpaolo Sileri ha presentato il 30 aprile una proposta che è al vaglio del comitato tecnico-scientifico. Nel documento sono contenute linee guida che regolamentano la procedura che va dal pre-Triage telefonico durante la prenotazione all’accettazione e poi alla visita vera e propria fino all’uscita del paziente e alla sanificazione dell’ambiente e sterilizzazione degli strumenti.

L’ambiente sanitario odontoiatrico è stato definito uno scenario con un livello di rischio medio-alto a causa della probabilità alta di esposizione al contagio dell’operatore sanitario, della prossimità tra paziente ed operatore e dell’aggregazione in un ambiente in cui si è a contatto con altri soggetti. Quello che è stato costruito è quindi un percorso che limita i contatti superflui e pone una barriera alla possibile diffusione del virus, soprattutto in presenza di azioni, come l’utilizzo del trapano o dell’aerosol, che possono diffondere i droplet (le goccioline di saliva) e trasmettere il virus.

Sono stati indicati diversi dispositivi di protezione individuale che formano questa barriera contro il contagio. Per esempio, durante la visita, gli operatori sanitari dovranno indossare mascherine FFP2 senza valvola e sopra di esse una visiera o uno schermo facciale che li va a proteggere proprio dai droplet. Dovranno poi riparare il corpo con un camice in tessuto non tessuto monouso oppure con uno in transtiretìna che ha una vita di circa 80 utilizzi. È indispensabile poi l’utilizzo di guanti e di cuffie monouso. Per la sanificazione dell’ambiente è sufficiente l’utilizzo dei comuni disinfettanti di uso ospedaliero, quali ipoclorito di sodio (0.1% -0,5%), etanolo(62-71%) o perossido di idrogeno (0.5%).

Queste nuove modalità, i dispositivi di protezione individuali (molti monouso) e la loro sterilizzazione comportano costi aggiuntivi che andranno a pesare su tutto il settore odontoiatrico. A spiegarci cosa cambia per i dentisti e per i pazienti con la fase due è il dott. Carlo Ghirlanda, presidente dell’Andi e membro del tavolo tecnico che ha presentato la proposta al Ministero della Salute.

La parola d’ordine è sicurezza, sia per i pazienti che per i dentisti e per tutti gli operatori degli studi. Quali sono gli aspetti più delicati?

La parola sicurezza è al primo posto perché noi siamo sempre pronti ad agire in piena sicurezza e davanti a noi abbiamo sempre individui che sono pronti ad agire con pazienti che sono potenzialmente portatori di altre patologie infettive oltre al Coronavirus.

Oggi le nostre misure di sicurezza sono incrementate con un percorso di accettazione del paziente che parte da un Triage telefonico preliminare. Nel caso di risultato negativo (paziente oggettivamente sano), il paziente viene ammesso nello studio dove viene confermato il pre-Triage telefonico e viene invitato ad indossare i dispositivi di protezione e a lavarsi le mani, dopodiché viene invitato nella sala d’attesa che intanto ha già cambiato la sua connotazione e, quando è pronta la sala operativa, viene fatto entrare.

Qui sia operatore che assistente sono protetti per evitare che il paziente possa essere infettante soprattutto a livello di cavo orale e di congiuntiva.

Al termine della seduta, il paziente viene accompagnato verso la segreteria o l’amministrazione. Anche nel percorso di uscita deve indossare i dispositivi di protezione che aveva all’ingresso. Se entra in contatto con dispositivi elettronici di pagamento, questi sono protetti con pellicole monouso che vengono rimosse tra un paziente e l’altro.

Quali sono invece i cambiamenti lato gestione dello studio dentistico?

Cambia anche l’agenda del professionista. Prima magari c’erano degli appuntamenti che seguivano l’uno con l’altro in un certo periodo di tempo, mentre oggi mediamente si impiegano 20/25 minuti per tutta la parte di decontaminazione ulteriore che bisogna fare perché ora bisogna sanificare tutti gli ambienti, detergere tutte le superfici e aerare tra un paziente e l’altro. Questo è uno degli aspetti che si riflette economicamente sulla professione perché il numero dei pazienti che possono essere visitati ogni giorno scende un po’.

Aggiungo i dispositivi di protezione individuale che spesso sono monouso. Anche questo potrebbe essere uno degli aspetti che vanno ad incidere sui costi?

Assolutamente sì. Lei pensi che una scatola di 50 mascherine chirurgiche che prima dell’epoca Covid veniva pagata 5 o 6 € a scatola e ora 25 € (0,50 € a mascherina) e spesso le mascherine vengono consumate rapidamente. Anche per una scatola di guanti c’è stato un aumento, è almeno triplicato il costo del materiale. In particolare, le mascherine ad altro filtraggio oggi sul mercato costano 6 € l’una, mentre prima della crisi costavano mediamente 0,50 €. Il costo dei materiali è cresciuto in modo esponenziale e questi sono anche molto difficili da trovare. Purtroppo c’è stata una speculazione da parte di alcuni fornitori ed intermediari che in questo momento stanno caricando molto.

Le nostre proiezioni al momento danno un calo di fatturato nel 2020 nel nostro settore pari al 50%. Speriamo di essere in errore, ma l’interruzione avvenuta e contemporaneamente la difficoltà psicologica di molti cittadini nel ricominciare le cure e l’aumento dei costi si tradurranno in un gravissimo problema economico.

Saranno gli studi più piccoli a subire maggiormente il colpo?

Gli studi più piccoli avranno le stesse logiche di comportamento degli studi più grandi. Probabilmente questo segnerà una riflessione sulla dimensione dello studio e sulla possibilità di confluire in studi associati o in associazioni di più professionisti che possono condividere lo stesso posto di lavoro. Però questa è una domanda alla quale potremo rispondere solo tra qualche mese quando avremo qualche dato in più.

Oggi in molte regioni gli studi sono ancora chiusi perché in alcune regioni le ordinanze non permettono la ripartenza (parlo del Molise o della Sicilia), mentre in altre gli interventi sono limitati perché mancano i dispositivi. Al momento si va a scartamento ridotto perché il numero dei dispositivi è limitato.

Ritornando al discorso dell’aumento dei costi, oggi quanto potrebbe aumentare il costo per ogni singola visita a carico del dentista?

Mediamente il costo, che include sia l’operatività che l’accettazione e l’accoglienza e che si riferisce ai prezzi attuali, è di circa il 20 o 25% in più rispetto al costo prima sostenuto.

Attualmente esistono interventi volti a sostenere il settore?

Invitalia aveva inizialmente stanziato una misura di 50 milioni di euro per un credito di imposta per interventi di sanificazione e di acquisto di dispositivi di protezione fino ad un massimo di 20 mila euro. Poi ha consentito la partecipazione a questo bando alle imprese. Ma noi non siamo imprese, non siamo iscritti alla Camera di Commercio. Noi siamo quelli che sono in trincea, in prima linea.

Noi abbiamo scritto come associazione sia al commissario Arcuri che al capo della Protezione Civile. La risposta della Protezione Civile è stata che i costi purtroppo non dipendono da loro, ma dalla scarsità della produzione in questo momento di questi dispositivi e che quindi non possono intervenire su questo aspetto. Da parte del commissario Arcuri invece per ora c’è stato un invito di un suo funzionario per trovare una soluzione con noi.

Da quello che so, nelle prossime ore potrebbe esserci un bando di Invitalia (Agenzia nazionale per l’attrazione degli investimenti e lo sviluppo d’impresa) che potrebbe appianare questa situazione. Si tratta di un bando importante come cifra dove anche i liberi professionisti potrebbero essere inclusi. Ma per ora è tutto da confermare.

Prima accennava alla difficoltà di reperire dei dispositivi necessari. Attualmente quanto tempo ci va per un professionista?

Al momento i tempi sono lunghissimi, parlo di settimane. Noi per esempio 20 giorni fa abbiamo fatto un acquisto di gruppo e non abbiamo ancora ricevuto niente. Il materiale è bloccato alle dogane, ci sono dei controlli, dei ridirezionamenti e tutta una serie di situazioni che sono estranei al normale flusso. C’è un concorso di situazioni negative che purtroppo in questo momento sta creando grande disagio.

Però gli studi hanno già iniziato ad aprire questa settimana.

Sono aperti quegli studi dove intanto era possibile riaprire perché non in tutte le regioni lo è. Sono aperti quegli studi che hanno in dotazione tutti i dispositivi che sono necessari. Noi abbiamo invitato ad agire con grande prudenza e dove mancano i dispositivi che noi abbiamo indicato abbiamo consigliato di non riprendere.

A livello normativo non c’è ancora un documento approvato dal Ministero, ma solo la proposta che avete presentato come tavolo tecnico. A che punto sono i lavori?

I lavori sono conclusi. Noi abbiamo consegnato il 30 aprile al viceministro Sileri che si era fatto promotore di questo tavolo il prodotto di questo gruppo di lavoro, ma al momento non abbiamo ancora la validazione del contenuto. Si vocifera che anche qui debba avvenire entro il weekend, ma è tutto da confermare.

Quindi fino a quel momento che validità ha questo documento?

Il documento è in attesa di validazione perché il suo contenuto deve essere valutato dal comitato tecnico-scientifico. Nel frattempo, come associazione abbiamo provveduto a segnalare a tutti i liberi professionisti le linee guida di comportamento che sono molto simili a quelle del documento ministeriale. Quindi c’è piena convergenza tra le due parti. Naturalmente ci siamo rifatti anche a tutti i documenti rilasciati da Inail, Istituto Superiore di Sanità e ai testi dei DPCM vari che si sono succeduti perché in questo modo si possa essere coerenti.

In questo momento quali tipi si prestazioni è preferibile ed è consigliato richiedere?

Non ci sono prestazioni sì o prestazioni no. Ci sono tutte le prestazioni, basta che siano fatte in piena sicurezza. Nessun dentista farebbe delle prestazioni se non ci fosse la piena sicurezza per il paziente. La fiducia del rapporto tra dentista e paziente è così forte che nessun professionista si sognerebbe di agire senza l’opportuna precauzione e prevenzione.

Dopo una lunga chiusura, darete priorità ad alcuni tipi di interventi piuttosto che ad altri?

Nel corso di queste settimane abbiamo avuto molte richieste che abbiamo gestito telefonicamente. Quindi quelle richieste di urgenza che riguardano ascessi, denti fratturati, protesi rotte o staccate sono quelle alle quali diamo maggiore facilità di accesso. Dobbiamo impedire che le urgenze diventino emergenze.

È possibile che le difficoltà di questo periodo andranno a pesare anche sull’importo che i pazienti andranno a pagare?

Sì, è possibile. Naturalmente questo rientra nel rapporto tra medico e paziente. Non cambia il costo della terapia, ma cambia il costo della preparazione della terapia. Questo è un settore per il quale in questo momento stiamo riflettendo anche perché nel frattempo i costi per i dispositivi dovrebbero diminuire perché sul mercato c’è una maggiore disponibilità. Con i fornitori e con l’industria del settore abbiamo predisposto un tavolo di buona volontà tra le parti per cercare di condividere tutti insieme una forma solidale di ripartenza. Cerchiamo di essere meno costosi possibile.

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