Scoperto in Cina nuovo virus influenzale che “potrebbe” diventare pandemia

Scoperto nei maiali un nuovo ceppo influenzale simile all'H1N1 che nel 2009 causò la pandemia partita dal Messico

Dopo la pandemia che ha sconvolto il mondo, con oltre 10 milioni di infetti e oltre 500mila vittime e, come ha detto l’Oms, con “il peggio che deve ancora arrivare“, la Cina finisce di nuovo al centro di quella che, a sentire gli esperti, potrebbe rappresentare potenzialmente una nuova pericolosa catena di contagi.

Non si tratta di Coronavirus questa volta, ma di un virus simile a quello dell’influenza H1N1 che causò la pandemia del 2009 iniziata in Messico, ma che fu meno mortale di quanto inizialmente temuto, perché molte persone anziane si scoprirono immuni, probabilmente grazie alla “somiglianza” del virus ad altri influenzali circolati già prima.

Cos’è il nuovo virus G4 EA H1N1

Il nuovo agente patogeno, G4 EA H1N1, è stato isolato nei maiali grazie agli studi delle Università agrarie di Pechino e Shandong e dei Centri per il controllo delle malattie. Si tratta di uno speciale programma di prevenzione e sorveglianza avviato anni fa proprio con l’obiettivo di bloccare sul nascere eventuali virus potenzialmente letali.

La ricerca, pubblicata sulla rivista dell’Accademia delle Scienze Usa, Pnas, rileva che, mentre i ceppi in circolazione cambiano continuamente, questo nuovo virus ha preso piede dal 2016 e il suo genoma contiene elementi che lo hanno reso in grado di infettare l’uomo.

Lo studio è stato definito già da diversi ricercatori un “gioco di ipotesi”, perché non sappiamo se si verificherà una pandemia fino a quando non accadrà, ma tutte le prove che abbiamo indicano che il virus G4 EA H1N1 rappresenta un problema crescente negli allevamenti di suini e la sua diffusione in questi animali aumenta “inevitabilmente” la loro esposizione agli esseri umani.

Cos’è il “potenziale pandemico”

Mentre in Cina è pronto il primo vaccino che verrà somministrato ai militari, questo nuovo virus ha un “potenziale pandemico”. Secondo Stefania Salmaso, che nel 2009 seguì la pandemia di influenza a capo del Centro nazionale di epidemiologia, sorveglianza e promozione della salute dell’Istituto superiore di sanità, questo “sarebbe il primo gradino nella scala dell’evoluzione che porta a una pandemia”. Questo significa che il virus è in grado di aggredire l’uomo, ma non ha ancora fatto il passo ulteriore, con la capacità di trasmettersi da uomo a uomo.

Questa ricerca è un esempio importante di sorveglianza che “non crea preoccupazione, ma riporta al discorso delle minacce alla salute umana dal mondo animale”. Ma la strada è ancora lunga. La ricerca non descrive né sintomi né manifestazioni cliniche e bisognerà, per esempio, dimostrare ancora proprio l’efficienza del virus nella trasmissione da una persona all’altra.

L’importanza dei piani pandemici

Nessun allarme, dunque, quanto piuttosto un monito, un’allerta, “che ci riporta ai piani pandemici elaborati nel 2006 e nel 2009 e all’importanza di avere un loro aggiornamento”.

Anche nel 2018 l’Organizzazione Mondiale della Sanità aveva sollecitato una revisione dei piani, ma la richiesta non ha avuto seguito. “Questa volta – ha concluso Salmaso – non ci sono più scuse per rimandare l’aggiornamento di un piano pandemico condiviso”.

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