Vaccino Pfizer, Burioni spiega come funziona: vantaggi, svantaggi e sicurezza

Il noto virologo spiega come funziona il vaccino contro il Covid sviluppato dall'americana Pfizer e dalla tedesca BioNTech

Finalmente una “luce in fondo al tunnel”. Lo definisce così Roberto Burioni l’annuncio del vaccino anti-Covid che Pfizer e BioNTech hanno sviluppato e di cui già esiste una bozza per la distribuzione in Italia, definendolo oltre ogni aspettativa efficace al 90% (il dato è poi arrivato al 95% nei test definitivi). Dati che arrivano “in maniera irrituale direttamente dall’ad di un’importantissima e serissima casa farmaceutica come la Pfizer. Se dovesse mentire, finirebbe dritto in galera” dice Burioni a Che Tempo Che Fa ospite di Fabio Fazio.

Perché il vaccino Pfizer è “stupefacente”

In passato per produrre un vaccino ci sono voluti 12 anni, qui siamo davanti a qualcosa di “stupefacente”. “La più grande impresa che la scienza e l‘uomo abbiano fatto nella storia. Addirittura so di una vaccinazione programmata per gli operatori sanitari negli Usa fissata per il 15 dicembre” spiega il virologo.

Una notizia straordinaria, che tutti aspettavamo da tempo. Ovviamente lo studio sul vaccino deve ancora concludersi ma finalmente possiamo dire che abbiamo un vaccino che funziona.

Inoltre, se funziona questo, è probabile anche che funzioni almeno qualcuno degli altri in via di sviluppo. Il che significa che potremo scegliere quello più sicuro ed efficace. E neanche a farlo apposta è arrivata la notizia che anche il vaccino di Moderna sarebbe efficace al 94,5%.

A chi e come è stato somministrato il vaccino

Sono state prese 40mila persone, divise a caso in due gruppi che sono stati trattati in maniera diversa. Un gruppo è stato vaccinato, all’altro è stato somministrato un placebo. Nessuno sapeva di aver ricevuto il vaccino o meno: ognuno ha continuato a fare la propria vita, 94 persone si sono infettate.

“Era importante capire se queste persone erano state vaccinate o no. È successa una cosa clamorosa: quasi tutte le persone infettate non erano state vaccinate e la Pfizer ha potuto dire che l’efficacia è attorno al 90%” spiega Burioni.

Quanto dura l’immunità

Quanto dura però la sua protezione? “Non lo sappiamo, ma è un problema secondario” rassicura Burioni, perché “al massimo si farà un richiamo”.

La buona notizia infatti è che i vaccini Rna sono più facili da replicare, ma vanno conservati a temperature molto basse. “Questa però non è una cosa impossibile da gestire, non è come andare su Marte. Si può fare, basta l’organizzazione”. In Germania lo hanno già fatto.

Come funzionano i vaccini Rna

Ma come funziona questo vaccino Rna? Spiega Burioni sul suo blog Medical Facts che le nostre cellule, quando devono produrre una proteina – cosa che fanno in continuazione pena la nostra morte istantanea – utilizzano una strategia molto semplice.

Le informazioni per la sintesi della proteina sono nel DNA, e un enzima – la RNA polimerasi – sintetizza usando come stampo il DNA una molecola di RNA messaggero, detta mRNA. Questa molecola è chiamata RNA messaggero perché porta il messaggio che consiste nelle informazioni per produrre una proteina a delle macchinette presenti nelle cellule, che si chiamano ribosomi. Questi ribosomi leggono l’RNA messaggero e sintetizzano la proteina seguendo queste istruzioni.

“I vaccini tradizionali sono spesso basati su proteine virali, che vengono prodotte in laboratorio in grandi quantità, raccolte, purificate e poi “imbottigliate” e iniettate nel paziente per indurre una risposta immunitaria”.

La Pfizer invece è riuscita a trovare una “scorciatoia”: si inietta nelle cellule del paziente direttamente l’RNA messaggero che codifica per la principale proteina del Coronavirus, la “chiave falsa” con la quale il virus entra nelle nostre cellule. I ribosomi la trovano, credono che sia un ordine che arriva dal DNA e sintetizzano la proteina del virus, che entrando in circolo viene riconosciuta dal nostro sistema immunitario come estranea e aggredita.

In altre parole, il lavoro che dovrebbe fare la casa farmaceutica (produzione e purificazione della proteina virale) la fa direttamente la cellula del paziente.

Vantaggi e svantaggi del vaccino Pfizer

I vantaggi di questo vaccino sono essenzialmente due: la velocità di produzione e la possibilità di cambiarlo facilmente nel caso dovessero insorgere mutazioni virali.

Gli svantaggi? La somministrazione di RNA messaggero “non è gradita dal nostro organismo e in molti pazienti si sono verificati effetti collaterali simili a una brutta influenza (febbre, mal di testa, dolori muscolari), ma finora (incrociamo le dita) niente di grave” spiega ancora il professore.

Altro aspetto non negativo, ma degno di considerazione, questo vaccino deve essere conservato a temperature molto basse (-70 centigradi).

Sicurezza e priorità

È il primo vaccino di questo tipo usato nell’uomo, “per cui dovremo stare all’erta”. Ma una fase 3 con oltre 20mila persone vaccinate che saranno seguite per gli effetti collaterali è qualcosa di inusuale, per cui è ipotizzabile che potremo stare tranquilli, “pure con una sorveglianza capillare, perché la cautela è d’obbligo”.

Il vaccino dovrà andare per primo sicuramente ai sanitari, poi si vedrà a seconda dell’efficacia nei vari gruppi di pazienti. Anche gli anziani e soggetti vulnerabili andrebbero vaccinati subito, perché più esposti al virus.

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