Covid-19, buona notizia sul vaccino J&J. Le sperimentazioni più promettenti

Il vaccino di Johnson & Johnson ha provocato una forte risposta immunitaria nei soggetti testati con una sola dose. Ma non è l'unico ad aver mostrato risultati incoraggianti

Ancora buone notizie nell’ambito della ricerca contro il coronavirus. Il vaccino su cui sta lavorando la Johnson & Johnson sta infatti dimostrando una “forte risposta immunitaria”. A dirlo è uno studio pubblicato su Nature, che sottolinea la presenza di “anticorpi neutralizzanti” in grado di prevenire infezioni successive e proteggere dal virus i polmoni di primati non umani (NHPs) nello studio pre-clinico.

Vaccino Johnson & Johnson, i primi risultati

Il vaccino, che si basa su vettori derivati da adenovirus di serotipo 26 (Ad26), passa quindi ora al trial clinico su volontari sani negli Stati Uniti e in Belgio. ”Siamo felici di questi dati pre-clinici”, ha detto Paul Stoffels, M.D., Vice Presidente del Comitato Esecutivo e Chief Scientific Officer di Johnson & Johnson, “perché mostrano che il nostro vaccino candidato contro il SARS-CoV-2 ha dato luogo ad una forte risposta anticorpale e ha fornito una protezione completa o quasi completa con una singola dose”. Sono insomma risultati incoraggianti: e ora, la tabella di marcia prevede il passaggio alla sperimentazione di fase 3 a settembre.

Ma cosa hanno mostrato gli studi pre-clinici? I ricercatori del Beth Israel Deaconess Medical Center (BIDMC), in collaborazione con le Janssen Pharmaceutical Companies di Johnson & Johnson e altri, hanno innanzitutto provato a immunizzare i primati con alcuni prototipi di vaccino, poi li hanno infettati con il SARS-CoV-2.

Dei sette prototipi di vaccino testati, quello in questione induceva i livelli più elevati di anticorpi neutralizzanti contro il SARS-CoV-2, a cui corrisponde il livello più elevato di protezione. I sei soggetti che avevano ricevuto il vaccino, in particolare, dopo l’esposizione non presentavano alcuna traccia di virus nel tratto respiratorio inferiore, mentre solo uno di questi soggetti, dopo il tampone nasale, ha registrato livelli molto bassi di virus in due momenti.

Punto di forza di questo vaccino, che lo distingue da altri che pure hanno dimostrato risultati incoraggianti, è che risulta essere efficace con una singola dose. “I nostri risultati pre-clinici ci danno motivo di essere ottimisti nell’avviare i trial clinici first-in-human, e siamo entusiasti di affrontare la prossima fase della ricerca e sviluppo di un vaccino anti COVID-19”, ha sottolineato Mathai Mammen, M.D., Ph.D., Responsabile Globale Janssen Research & Development, Johnson & Johnson. “Sappiamo che, se avremo successo, questo vaccino sarà in grado di essere rapidamente sviluppato, prodotto su larga scala e portato in tutto il mondo”.

Parzialmente prodotto in Italia

Alcune settimane fa, il ministro della Salute Roberto Speranza aveva peraltro annunciato che questo vaccino sarebbe stato parzialmente prodotto anche in Italia. Ad essere coinvolta sarà l’azienda Catalent di Anagni, dove avverrà il confezionamento del farmaco. Sempre quell’azienda provvederà anche al confezionamento delle 400milioni di dosi di vaccino dell’Astra Zeneca, messo a punto dall’Università di Oxford.

Le altre sperimentazioni promettenti

Proprio quello dell’Astra Zeneca e del team di Oxford, in fase di test su migliaia di persone, è tra i vaccini al momento più promettenti, visto che ha prodotto le reazioni immunitarie desiderate senza gravi effetti collaterali.

C’è poi quello della società americana Moderna con il National Institutes of Health degli Stati Uniti, che ha mostrato risposta anticorpale sulle 45 persone che lo avevano ricevuto. Per questo vaccino è partita quindi la terza fase di sperimentazione su 30.000 adulti sani.

Altri vaccini in sperimentazione che stanno mostrato risultati incoraggianti, quello sviluppato dalla CanSino Biologics in Cina, e quello frutto della ricerca della società tedesca BionTech con il colosso farmaceutico Pfizer, che ha ultimamente annunciato l’avvio della fase 2/3.

Per il momento, secondoi dati dell’Organizzazione mondiale della sanità e dalla London School of Hygiene and Tropical Medicine, i candidati vaccini sono in totale 218. 27 di questi sono basati su Dna, 15 su Rna, 45 su vettore virale, 17 su virus attenuato o inattivato, 66 su proteine, e 48 utilizzano altre piattaforme.

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