Vaccino Covid, allo Spallanzani parte la sperimentazione sull’uomo: come funziona

È partita all'Inmi Spallanzani di Roma la sperimentazione sull'uomo del vaccino made in Italy di Reithera contro il Coronavirus

Finalmente il grande giorno è arrivato. È partita questa mattina all’Inmi (Istituto Nazionale per le Malattie Infettive) Spallanzani di Roma la sperimentazione sull’uomo del vaccino made in Italy di Reithera contro il Coronavirus. Un vaccino frutto di un protocollo complesso e scrupoloso che garantirà la massima sicurezza, assicurano dallo Spallanzani.

La situazione dei contagi

Continuano a crescere i contagi Covid in Italia, con 1210 nuovi casi registrati domenica 23 agosto, rispetto al giorno precedente, e 7 decessi, che portano il totale dei deceduti a 35.437 dall’inizio dell’emergenza sanitaria. I pazienti ricoverati in terapia intensiva sono ora 69, con un incremento di 5. Le persone ricoverate con sintomi sono aumentate di 47 unità: il totale è 971. Nel complesso, i casi attualmente positivi sono 18.438.

Mentre la preoccupazione sale, soprattutto dopo i rientri dalle vacanze e in procinto di riaprire le scuole, dunque un’ottima notizia. Il vaccino in questione è stato sviluppato insieme all’azienda biotecnologica italiana Reithera di Castel Romano (non molto lontano da Pomezia, dove è stato sviluppato anche un altro vaccino anti-Covid), e finanziato dalla Regione Lazio con un investimento da 5 milioni di euro insieme al Ministero della Ricerca.

Come funziona il vaccino

I volontari italiani che si sottoporranno al vaccino sono 90, su oltre 7mila che hanno presentato la candidatura. La prima a cui è stato inoculato questa mattina il vaccino è una donna di 50 anni.

Oggi 24 agosto la prima volontaria ha ricevuto il vaccino, poi dopo 4 giorni tocca ad altre due persone, poi ad altre 4 fino a raggiungere i 90 previsti dalla prima fase. Una metà è di età compresa tra 18 e 55 anni, l’altra metà ha tra i 65 e gli 85 anni. I test finora condotti sui topi indicano che il vaccino è in grado di stimolare sia la produzione di anticorpi neutralizzanti sia la riposta delle cellule immunitarie chiamate linfociti T killer. In autunno arriveranno poi le fasi 2 e 3 con la somministrazione ai malati.

Il direttore scientifico dell’Inmi Spallanzani Giuseppe Ippolito ha evidenziato che ci vorranno almeno 24 settimane per completare la fase I di sperimentazione sull’uomo del vaccino anti Covid-19. Poi si potrà passare alla fase II, “per la quale ci stiamo già preparando”.

A quando il vaccino per tutti?

L’obiettivo è avere il vaccino in primavera disponibile per tutta la popolazione che ne farà richiesta, posto che molto probabilmente non sarà reso obbligatorio, come il premier Giuseppe Conte ha già chiarito. “Se tutto andrà per il meglio e termineremo questa sperimentazione entro l’anno, e se siamo bravi e veloci ora, potremmo avere il vaccino entro primavera prossima in base commerciale. La previsione è questa”, ha spiegato il direttore sanitario Francesco Vaia.

Ippolito ha sottolineato che “giocare sui tempi e ridurre la sperimentazione non è utile. L’Italia con questo vaccino entra da protagonista nella guerra dei vaccini, non per arrivare prima ma per arrivare meglio e mettere il Paese in un sistema di parità. Perché avere un vaccino italiano significa non essere schiavi e servi di altri Paesi che diranno ‘io prima’”.

La Regione Lazio seguirà passo dopo passo il processo di sperimentazione per arrivare il prima possibile alla distribuzione del vaccino. Un vaccino che, assicura ancora una volta il governatore Nicola Zingaretti, sarà pubblico. “Un bene comune a disposizione di tutti coloro che ne avranno bisogno”.

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