Vaccino Coronavirus, i tre scenari possibili e l’annuncio di Conte

Il premier ha spiegato quale sarà l'orientamento del Governo di fronte al vaccino anti-Covid che, al momento, potrebbe avere tre sviluppi del tutto diversi tra loro

Quale futuro per il vaccino anti-Coronavirus? Difficile ancora dare una risposta certa. Ma un aspetto appare chiaro, e cioè l’orientamento del Governo italiano a tale proposito. Ospite a Ceglie Massapica, Puglia, in una serata organizzata dal giornale Affari Italiani, il premier Conte ha parlato anche di vaccino, spiegando che non sarà reso obbligatorio.

“Non ritengo debba essere reso obbligatorio, ma sicuramente sarà messo a disposizione della popolazione” ha spiegato Conte, che spera sia disponibile entro la fine dell’anno, come annunciato in un primo momento. “Se mi dovessero confermare queste proiezioni ottimistiche, c’è la possibilità di mettere il vaccino presto a disposizione di tutti e anche di altri Paesi Ue. Quanto presto? Mesi, diciamo. Entro l’anno? Speriamo”.

Per quanto l’Istituto Spallanzani di Roma abbia annunciato l’avvio delle prime sperimentazioni in Italia del vaccino messo a punto da Pomezia e Oxford e sviluppato dall’azienda AstraZeneca, sono diversi gli esperti che frenano, ipotizzando come data di divulgazione del vaccino anti-Covid la seconda metà del 2021.

“Nazionalismo da vaccino”

Al momento, sono 165 i vaccini contro il Coronavirus in fase di sviluppo in tutto il mondo, di cui 27 già in fase di sperimentazione sull’uomo. Ma a preoccupare, di fronte a interessi economici e commerciali di portata straordinaria legati al vaccino Covid, non è solo la sua potenziale efficacia, ma anche la sua distribuzione.

Si parla infatti di “nazionalismo del vaccino” perché i Paesi più ricchi, e quindi più forti, stanno mettendo in campo strategie altamente persuasive per stringere accordi speciali con le case farmaceutiche che lo produrranno e assicurare così ai propri cittadini quante più dosi possibili di vaccino.

Tre scenari per il vaccino

Quali scenari, dunque, per la distribuzione del vaccino? Il primo, e più ottimistico, che pare però piuttosto improbabile, è quello che prevedrebbe una cooperazione leale tra i Paesi che garantisca un accesso equo all’”antidoto”.

Il secondo scenario possibile vede i Paesi più ricchi godere dell’accesso prioritario al vaccino, ma, grazie all’attività di lobbying delle organizzazioni internazionali, come Onu e Oms, si riuscirebbe comunque a distribuirlo a tutti gli altri Paesi.

Il terzo scenario, il più pessimistico, è quello del “tutti contro tutti”, per cui ognuno agisce in totale autarchia: se può, sviluppa un suo vaccino e lo distribuisce solo ai propri cittadini, oppure, se è comunque ricco e se lo può permettere, si accaparra tutte le dosi di cui ha bisogno, lasciando a secco i più poveri. Oppure, comunque, lo vende a caro prezzo, tagliando fuori una fetta enorme di popolazione.

Le case farmaceutiche che per prime arriveranno al vaccino, sempre che la sua efficacia sia effettiva, potrebbero anche assecondare i tanti movimenti internazionali che ne chiedono a gran voce la gratuità. Ma, naturalmente, nessuna previsione al momento appare più plausibile di un’altra. Dovremo aspettare, e augurarci che il vaccino garantisca davvero l’immunità necessaria per debellare il Covid. Intanto, da Pomezia e Oxford sono arrivati risultati definiti promettenti.

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