Il raffreddore protegge dal Coronavirus? Scoperta immunità fino a 17 anni

Un gruppo di ricercatori guidati dall'immunologo Bertoletti e dalla Duke-Nus Medical School di Singapore hanno dimostrato che alcune forme di raffreddore potrebbero addirittura aiutare a proteggere dal Covid-19

Mentre il ministro della Salute Roberto Speranza annuncia di aver firmato per l’arrivo in Italia di 400milioni di dosi di vaccino contro il Covid entro la fine dell’anno, sappiamo ormai tutti che tra i sintomi più comuni del Covid-19 ci sono febbre, stanchezza e tosse secca. In alcuni pazienti possono comparire indolenzimento e dolori muscolari, congestione nasale, naso che cola, mal di gola o diarrea. Questi sintomi sono generalmente lievi e iniziano gradualmente.

Successivamente ai primi casi di Coronavirus, sono state segnalati come sintomi legati all’infezione da Covid-19 anche la perdita o la diminuzione dell’olfatto e, in alcuni casi la perdita del gusto.

Anche se ora la situazione italiana è “a bassa criticità”, con un indice Rt in tutte le regioni inferiore a 1, nei casi più gravi, l’infezione può continuare a causare polmonite, sindrome respiratoria acuta grave, insufficienza renale e portare, come abbiamo imparato a sapere purtroppo, persino la morte.

Il rapporto tra raffreddore e Covid-19

Sul raffreddore si è a lungo dibattuto se potesse essere o meno un segnale di contagio. Inizialmente si è detto no, poi sì. Ora, a quattro mesi dalla scoperta del Coronavirus, uno studio scientifico condotto dall’immunologo Antonio Bertoletti e dai colleghi della Duke-Nus Medical School di Singapore dimostra che alcune forme di raffreddore comune potrebbero addirittura aiutare a proteggere dal Covid-19.

Il raffreddore, sostiene la ricerca “bioRxiv”, riuscirebbe a innescare una sorta di immunità al Coronavirus che potrebbe durare fino a 17 anni. I pazienti che hanno avuto raffreddori causati da virus correlati al Sar-Cov-2, chiamati betacoronavirus, sembrerebbero dunque protetti o comunque soffrirebbero di una forma più lieve della malattia.

La ricerca “bioRxiv”

Gli scienziati hanno trovato alcune prove che mostrerebbero come un’immunità possa essere presente anche per molti anni grazie alla memoria delle cellule T del corpo lasciata da attacchi di precedenti virus con un corredo genetico simile.

Gli scienziati hanno prelevato il sangue a 65 pazienti, di cui 24 si erano ripresi da Covid-19, 23 si erano ammalati di Sars nel passato e 18 non erano mai stati esposti né a Sars né a Covid-19.

Hanno scoperto che la metà dei pazienti del gruppo senza esposizione a Covid-19 o Sars presentava cellule T “di memoria” che mostravano una risposta immunitaria ai betacoronavirus animali, Sars-Cov e Sars-Cov2. Un’osservazione che, secondo i ricercatori, segnala che l’immunità si è sviluppata dopo l’esposizione a raffreddori comuni causati da betacoronavirus o forse da altri virus ancora sconosciuti.

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