Plaquenil, il vecchio farmaco anti-malaria testato da Burioni potrebbe funzionare

Il noto medico ha spiegato che questo vecchio farmaco usato contro la malaria è efficace in laboratorio contro il Coronavirus, ma solo in un caso specifico

Sono attualmente più di 250 gli studi in tutto il mondo che stanno cercando un farmaco in grado si curare il Coronavirus. L’Organizzazione mondiale della sanità ha lanciato Solidarity, un progetto di test globale, coordinato a livello internazionale, che coinvolge migliaia di malati in dodici Paesi diversi e mira a provare l’efficacia di alcuni farmaci.

250 studi in tutto il mondo, su 4 farmaci

In particolare, si tratta di quattro medicinali di cui in questi giorni abbiamo sentito parecchio parlare: l’antivirale remdesivir, l’antimalarico clorochina, una combinazione di lopinavir e ritonavir e la stessa combinazione con l’aggiunta dell’interferone-beta.

L’elenco dei 250 studi in atto è stato pubblicato da Cell Trials Data, sito internazionale che raccoglie dati medici. A questi, moltissimi in Cina, sono stati sottoposti 26 mila pazienti, ma per conoscere i risultati dovremo ancora attendere almeno un mese.

Intanto, sembrano arrivare notizie positive anche da un vecchio farmaco che risale addirittura agli anni Cinquanta. A confermarlo è stato Roberto Burioni a Che Tempo Che Fa.

“Buone notizie stanno arrivando anche dal campo dei farmaci. C’è un farmaco che viene utilizzato come anti-infiammatorio in malattie come l’artrite e che sembra essere efficace e i dati sono abbastanza promettenti” spiega.

Il ritorno del vecchio Plaquenil

“C’è poi una sorpresa strana di un farmaco che si usava per la malaria”. Si tratta del Plaquenil, che fu valutato nel 2005 come molto efficace per inibire la replicazione del coronavirus della Sars. “Ora si è provato a usarlo clinicamente e a sperimentarlo. Ci sono diversi studi in atto, lo abbiamo fatto anche noi al San Raffaele”.

Il Plaquenil è un farmaco vecchissimo, in uso da quasi 70 anni contro la malaria. Nel 2005 alcuni ricercatori statunitensi si sono accorti che aveva in laboratorio una forte attività antivirale contro il coronavirus responsabile della Sars, sparito nel 2004. Siccome l’attività antivirale era diretta contro un virus non più esistente, la notizia era passata inosservata.

“Naturalmente quando è saltato fuori questo nuovo virus, cugino di quello della SARS, molti hanno pensato di utilizzare il Plaquenil per curare questa infezione” spiega Burioni. L’efficacia di questa terapia non è ancora chiara e non sono neanche chiari i meccanismi attraverso i quali il Plaquenil infastidisca la replicazione virale. Dal momento che fare gli esperimenti sulle persone è più complicato, molti ricercatori hanno pensato di studiare l’effetto del Plaquenil sul nuovo Coronavirus in laboratorio.

Il test in laboratorio di Burioni e il suo team al San Raffaele

Per studiare un virus in laboratorio bisogna prenderlo e metterlo a contatto con cellule nelle quali si possa replicare: in generale l’effetto è la loro completa distruzione. Burioni e il suo tema all’ospedale San Raffaele di Milano hanno preso il Coronavirus e l’hanno messo a replicare, aggiungendo una quantità di Plaquenil abbondantemente raggiungibile nel polmone dopo la somministrazione del farmaco.

Hanno esplorato ben tre possibilità. Nella prima hanno aggiunto il Plaquenil solo dopo l’infezione delle cellule con il virus, simulando la situazione in cui si troverebbe un paziente se il farmaco gli venisse somministrato al momento della diagnosi, quando è già infettato. Nella seconda hanno provato ad aggiungerlo solo prima dell’infezione delle cellule, simulando l’uso del Plaquenil in profilassi. Infine, nella terza, sia prima che dopo, simulando una somministrazione continuativa del farmaco.

Il risultato è stato che le cellule infettate dal virus, ma con il Plaquenil somministrato prima e dopo l’infezione, sono in ottimo stato. Tradotto, ciò significa che per bloccare il virus bisogna usare il Plaquenil prima e dopo l’infezione.

“Chiaramente questo non è un punto di arrivo, ma un punto di partenza: i dati che abbiamo ottenuto suggeriscono che una sperimentazione clinica di questo farmaco dovrebbe essere svolta somministrando il farmaco non solo quando il paziente sta già male, ma già prima dell’infezione agli individui che sono a maggior rischio”.

Non corriamo in farmacia

Allo stesso risultato sono arrivati anche alcuni laboratori francesi, il che ha innescato una corsa in farmacia per acquistare il Plaquenil, che peraltro costa poco. Ma Burioni avverte: “Non correte a comprare il Plaquenil e non assumetelo di testa vostra: mentre l’efficacia non è ancora certa, gli effetti collaterali del farmaco sono comunque possibili”.

In ogni caso, però, se uno studio clinico riuscisse a confermare che il Plaquenil è utile nel modo in cui questo studio suggerisce, ovvero associando profilassi e terapia, avremmo fatto un passo verso il ridimensionamento di questo virus. Un passo che, per esempio, potrebbe rappresentare una protezione in più per tutti i colleghi in primissima linea nella gestione clinica de pazienti infetti. Quanto grande sarà questo passo non possiamo saperlo, ma è di questi passi che è fatto il ritorno alla vita normale.

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