Netflix in crisi? Cosa sta succedendo e perché aumentano i prezzi

Crollano le azioni di Netflix, il colosso dello streaming sta attraversando una delle peggiori crisi degli ultimi anni

Nonostante abbia superato le aspettative degli analisti sul numero di utenti e sugli utili per il trimestre, e anche se in linea con le aspettative sui ricavi, le azioni di Netflix sono crollate del 21,8% questa settimana. La società ha ammesso di star soffrendo particolarmente la concorrenza e di star facendo fatica a crescere, tanto da star attraversando uno dei peggiori momenti di crisi dopo quello del 2022, quando le azioni sono scese del 25% e il titolo è sceso di circa il 28%.

Quanto ha guadagnato Netflix nel 2021

Netflix vanta – al momento – 221,8 milioni di abbonati a livello globale e, secondo quanto riferito dai portavoce, ha aggiunto 8,2 milioni di abbonati nel quarto trimestre del 2021. Numeri questi che si sono tradotti in un utile pari a 607 milioni di dollari a fine 2021 (più di 500 milioni di euro), in aumento rispetto ai 542 milioni di dollari del trimestre precedente. Le entrate sono aumentate del 16%, raggiungendo quota 7,7 miliardi di dollari (quasi 7 miliardi di euro).

La riprogrammazione potrebbe ora spingere Netflix a rinunciare comunque ad una buona parte dei ricavi registrati, per comprare nuovi contenuti e film. Secondo le stime della società Ampere Analysis, i servizi di streaming stanno spendendo una parte enorme del proprio budget per cambiare la programmazione originale, con una spesa globale che dovrebbe superare i 230 miliardi di dollari nel 2022 (più di 200 miliardi di euro). Preoccupati dalla concorrenza, quindi, gli amministratori stanno puntando a offrire un servizio sempre più completo e accattivamene. In questo modo l’azienda spera non solo di mantenere i clienti esistenti, ma anche di attirare nuovi abbonati.

Ampere posiziona Netflix come il terzo investitore più grande in contenuti video, superato solo da Disney e Comcast che, secondo la società, primeggiano soprattutto per gli investimenti costosi fatti (e in programma) sui diritti sportivi.

Netflix, perché (dopo la crisi) potrebbero aumentare i prezzi

La crescita calante del gigante dello streaming è una delle ragioni principali per cui la società ha annunciato venerdì che avrebbe aumentato i prezzi negli Stati Uniti e in Canada, due dei suoi mercati più grandi. Il prezzo dell’abbonamento negli Stati Uniti del piano standard di Netflix è aumentato negli anni, passando da 1,50 a 15,49 dollari. Il piano base è aumentato da 1 a 9,99 dollari e il piano premium è aumentato da 2 a 19,99 dollari.

Data la concorrenza di portali streaming come calibro di Disney+ (disponibile anche in Italia, qui i numeri record raggiunti) e Amazon Prime, Netflix sta quindi cercando di compensare la sua crescita più lenta con prezzi di abbonamento più elevati. E lo stesso potrebbe avvenire in Italia, dove attualmente i costi sono pari a:

  • 7,99 euro al mese per il piano base (uno schermo);
  • 12,99 euro al mese per il piano standard (due schermi);
  • 17,99 euro al mese per il piano premium (4 schermi).

Le opportunità di crescita si sono bloccate e la spesa dell’azienda per i contenuti continua a crescere. Per tenere il passo, quindi, l’azenda deve aumentare il numero di abbonati che pagano per il suo servizio o chiedere più soldi ai suoi clienti esistenti. E in questo momento – visto che  continua a crescere in termini di nuove registrazioni – Netflix sa che può farlo.

Qui, comunque, vi abbiamo riassunto tutti gli aumenti approvati da Netflix in Italia.