Una molecola “intrappola” il Covid, la scoperta italiana sull’Indolo-3 Carbinolo: per cosa è già usato

Due ricercatori italiani hanno scoperto come un composto ottenuto dalle piante possa potenzialmente contrastare il Coronavirus

Ad oggi ci sono almeno 24 potenziali trattamenti farmacologici contro il Covid-19. Tuttavia, la maggior parte di questi è ancora nelle prime fasi della ricerca. L’attenzione degli studiosi si è concentrata soprattutto sullo sviluppo di vaccini nuovi e riposizionati e sugli anticorpi monoclonali. Ma i vaccini, pur essendo molto efficaci, potrebbero non esserlo più in futuro, perché il virus muta, e quindi è necessario disporre di più armi per combatterlo.

I possibili farmaci anti-Covid

Un’altra opzione di trattamento prevede la somministrazione passiva di anticorpi tramite trasfusione di plasma iperimmune. Il plasma è stato utilizzato con successo in passato come profilassi post-esposizione e nel trattamento terapeutico di altri focolai di coronavirus, come la SARS-1, la MERS, sindrome respiratoria del Medio Oriente, e altre malattie infiammatorie autoimmuni e croniche. Sebbene inizialmente siano stati riportati alcuni risultati promettenti, anche in Italia all’ospedale di Padova ad esempio, al momento non è stata documentata alcuna efficacia clinica significativa nei pazienti trattati.

Diversi farmaci riproposti sono stati testati con risultati deludenti e molti altri promettenti sono in fase di sperimentazione clinica. Tuttavia, ad oggi non esiste un farmaco specifico efficace contro il Covid. La mancanza di farmaci antivirali selettivi ed efficaci è probabilmente dovuta alla scarsa conoscenza dei target farmacologici della cellula ospite necessari per la replicazione del virus.

Per questo motivo una conoscenza più approfondita dell’interazione virus-ospite della SARS-CoV-2 è fondamentale per comprendere i meccanismi molecolari che sono alla base del ciclo di vita del Covid, al fine di sviluppare trattamenti meritevoli di una valutazione di sperimentazione clinica.

Cos’è l’Indolo-3 Carbinolo (I3C) e perché potrebbe distruggere il Covid

Sono partiti da queste premesse due ricercatori italiani che hanno scoperto come un composto ottenuto dalle piante possa contrastare il Coronavirus. Si chiama Indolo-3 Carbinolo (I3C) ed è un farmaco già utilizzato contro alcune patologie rare che sembra essere in grado di impedire al virus Sars-CoV-2 di uscire dalla cellula e diffondersi a tutti i tessuti dell’organismo.

A scoprirlo è stato uno studio internazionale coordinato da Giuseppe Novelli dell’Università di Tor Vergata e Università del Nevada, e Pier Paolo Pandolfi dell’Università di Torino e Università del Nevada, in collaborazione con l’Ospedale Bambino Gesù, l’Istituto Spallanzani, l’Università San Raffaele d iRoma e diverse istituzioni Usa, quali Harvard, Yale, Rockfeller, NIH, Mount Sinai, Boston University, canadesi (University of Toronto) e francesi (INSERM Parigi, Hopital Avicenne). I risultati, pubblicati sulla rivista Cell Death & Disease, gruppo Nature, seppur iniziali appaiono promettenti.

Il gruppo internazionale ha identificato una classe di enzimi (E3-ubiquitin ligasi) necessari al virus Sars-CoV-2 per uscire dalle cellule infettate e diffondersi a tutti i tessuti dell’organismo. Queste stesse proteine svolgono un’azione simile anche per altri virus come l’Ebola. I ricercatori hanno dimostrato che i livelli di questi enzimi sono elevati nei polmoni dei pazienti e in altri tessuti infettati con il virus.

Lo studio ha anche identificato alterazioni genetiche rare nei geni codificanti per queste proteine in un sottogruppo di circa 1300 pazienti con Covid grave. Queste alterazioni aumentano l’attività degli enzimi e favoriscono l’uscita del virus infettante. Gli autori hanno rilevato in vitro che il composto indolo-3-carbinolo I3C riesce a inibire questi enzimi e dunque a bloccare l’uscita e la moltiplicazione del virus dalle cellule infettate. Per questo, qualora quest’azione fosse confermata, potrebbe essere utilizzato come antivirale preso singolarmente o in combinazione con altre terapie.

Dove si trova e per cosa è già usato l’I3C

Il composto I3C deriva a sua volta dalla degradazione di un altro composto (glucosinolato glucobrassicina) che si trova in quasi tutte le crocifere, in particolare quelle commestibili come cavoli, broccoli, cavolini di Bruxelles e cavolfiori. E’ oggi disponibile anche come integratore alimentare. Il composto è oggetto di continua ricerca biomedica per verificarne il possibile effetto anticancerogeno e antiossidante.

In studi sperimentali la molecola ha dimostrato di essere efficace nel diminuire la crescita del papilloma virus in colture cellulari. Una recente review della letteratura sulla ricerca biomedica ha però rilevato che la prova di efficacia tra assunzione di verdure crucifere e cancro al seno o alla prostata nell’uomo è limitata e inconsistente. In particolare sono necessari studi randomizzati controllati più ampi per determinare se l’assunzione supplementare di indolo-3-carbinolo possa avere effetti benefici per la salute.

L’indolo-3-carbinolo, assunto per via orale, è stato proposto anche come trattamento adiuvante in soggetti affetti da papillomatosi respiratoria ricorrente sottoposti a rimozione chirurgica completa dei papillomi laringei. Anche le donne con lupus è stato dimostrato che possono manifestare una risposta metabolica all’assunzione di indolo-3-carbinolo e potrebbero anche beneficiare dei suoi effetti antiestrogenici.

Gli studi sui meccanismi attraverso i quali il consumo di indolo-3-carbinolo potrebbe influenzare anche l’incidenza del cancro si concentrano sulla sua capacità della molecola di alterare il metabolismo degli estrogeni e su altri effetti cellulari. Indolo-3-carbinolo sembra indurre infatti un arresto della crescita delle cellule tumorali umane nella fase riproduttiva G1.

I rischi nell’assunzione di Indolo-3 Carbinolo

Tuttavia, l’abuso di integratori contenenti indolo-3-carbinolo, nella speranza di prevenire il cancro, spiegano gli esperti, appare comunque rischioso, dal momento che la reale efficacia del composto deve ancora essere dimostrata.

Inoltre, la molecola presenta rilevanti effetti sulle concentrazioni ematiche degli estrogeni ed una alterazione ormonale degli stessi può avere rilevanti effetti negativi sul trofismo osseo, l’assetto lipidico, i caratteri sessuali e diverse funzioni cerebrali, quali in particolare l’attenzione e la memoria. Per questo un’eventuale forte assunzione di indolo-3-carbinolo dovrebbe sempre essere preceduta da un controllo ematico dell’equilibrio ormonale, in particolare degli ormoni sessuali.

Quale futuro

L’I3C contro il Covid potrebbe però ora essere rapidamente approvato in quanto già utilizzato per altri trattamenti, una volta dimostrata l’efficacia sui pazienti Covid-19.

“La scoperta su I3C è importante e ora dobbiamo avviare studi clinici per dimostrare la sua potenziale efficacia. Sarà importante valutare se I3C possa anche ridurre le gravissime complicazioni cliniche che molti pazienti sperimentano dopo aver superato la fase acuta dell’infezione. Questo rappresenterà un grave problema negli anni a venire, che dovremo gestire” spiegano i ricercatori. “Avere opzioni per il trattamento, in particolare per i pazienti che non possono essere vaccinati, è di fondamentale importanza per salvare sempre più vite umane e contribuire ad una migliore condizione e gestione della salute pubblica”.

Questo rappresenterà un grave problema negli anni a venire, che dovremo gestire. “Dobbiamo anche andare avanti nella ricerca farmacologica, per identificare ulteriori composti e terapie efficaci adesso per Covid-19, e per altri virus che saremo chiamati ad affrontare in futuro” concludono i ricercatori.

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