Google Dragonfly, il mistero dell’internet parallela in Cina

Il chief privacy officer di Google ammette l'esistenza del progetto Dragonfly, ma non entra nei dettagli. Intanto le indiscrezioni si susseguono

Era nell’aria da tempo ma ora è arrivata l’ufficialità da parte del nuovo chief privacy officer di Google. La società sta lavorando a Dragonfly, un progetto con nome in codice già citato un mese fa da alcuni media statunitensi. Keith Enright, chief privacy officer di Google, non ha però specificato di cosa si tratta, mentre le stesse fonti che hanno svelato in anteprima il progetto sostengono che si possa trattare di un ipotetico motore di ricerca “censurato” da lanciare in Cina.

Il nome del progetto è stato rivelato di fronte alla Commissione Commercio, Energia e Trasporti del Senato americano in un incontro sulla privacy dei dati e della protezione dei consumatori. Secondo quanto rivelato da The Intercept Dragonfly dovrebbe lavorare in maniera tale da censurare e bloccare siti e parole chiave relativi a diritti umani, democrazia e religione. Questo ha scatenato le proteste di oltre 1000 dipendenti di Google che hanno firmato una lettera di protesta chiedendo trasparenza e manifestando il proprio dissenso per un progetto del genere. Anche sei senatori statunitensi avevano espresso preoccupazione attraverso una lettera inviata a Google.

Subito dopo l’ammissione, la multinazionale ha tenuto a precisare la sua strategia: «Abbiamo investito per molti anni allo scopo di aiutare gli utenti cinesi, dallo sviluppo di Android fino alle app come Google Translate e Files Go, passando per gli strumenti di sviluppo. Ma il nostro lavoro relativo alla ricerca è stato di natura meramente esplorativa».

Intanto però ritornano in auge le parole di Eric Schmidt, ex amministratore delegato di Google e ora presidente esecutivo presso Alphabet, il gruppo di cui Google fa parte. Schmidt ha dichiarato che esiste la possibilità di avere due versioni di Internet entro il 2028: «Si tratta di una biforcazione, Internet a guida cinese e Internet non cinese a guida americana. Se della Cina pensate qualcosa del tipo “Ah, sì, sono bravi con Internet in Cina” non avete colto il punto della questione. Globalizzazione significa che anche loro giocano in questo campionato. Li vedremo assumere la guida nella fornitura di prodotti e servizi in maniera sensazionale. Ma c’è un pericolo: che insieme a tutti questi prodotti e servizi si faccia avanti anche una nuova gestione guidata dal governo, con censura, controlli e via di seguito».

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