Coronavirus, il farmaco contro l’ebola è realmente efficace?

Due ricerche sul remdesivir, condotte da team statunitensi e cinesi, arrivano a conclusioni opposte sull'efficacia del farmaco

Mentre il vaccino anti COVID-19 sviluppato a Pomezia in collaborazione con l’Università di Oxford continua a dare ottimi segnali (e potrebbe arrivare sul mercato nel tardo autunno o a inizio invern), negli Stati Uniti diversi laboratori continuano a testare l’efficacia del remdesivir, il farmaco utilizzato come trattamento per la malattia da virus Ebola.

E, stando a quanto riportano gli scienziati statunitensi, i risultati dell’antivirale sono più che soddisfacenti. La Food and Drug Administration, l’agenzia del Governo di Washington che si occupa di approvare nuovi farmaci da immettere nel mercato nordamericano, sta quindi pensando di autorizzarne l’utilizzo al di fuori dei trial clinici ed estenderne l’utilizzo anche su altri pazienti affetti da COVID-19 e ricoverati negli ospedali statunitensi.

C’è da dire, però, che non tutta la comunità scientifica è concorde con i risultati del test statunitense. Un articolo recentemente pubblicato da un team di ricercatori cinesi sulla rivista Pnas (“Proceedings of the National Academy of Sciences”, una delle riviste scientifiche di maggior pregio in assoluto) mette in evidenza risultati completamente opposti.

I risultati dello studio statunitense

A dare notizia dell’efficacia del remdesivir nel contrastare il COVID-19 è Gilead Sciences, l’azienda farmaceutica statunitense che lo produce. Secondo quanto dichiarato all’agenzia stampa Reuters, il farmaco è stato testato in decine e decine di ospedali in tutto il mondo nell’ambito di una sperimentazione condotta sotto la supervisione del National Institute of Allergy and Infectious Diseases.

Nel corso di questi test, un gruppo di pazienti è stato curato con il remdesivir, mentre un altro gruppo è stato curato con farmaci placebo, così da poter confrontare quali fossero i reali effetti dell’antivirale. Se il remdesivir viene somministrato nelle primissime fasi dell’infezione, allora i pazienti mostrano capacità di recupero di gran lunga superiore rispetto agli altri malati. Se, invece, viene somministrato circa 7 giorni dopo la comparsa dei sintomi, il farmaco sembra non essere efficace.

I risultati, comunque, fanno ben sperare. Come detto, la FDA sembra propensa ad autorizzare l’utilizzo del remdesivir anche al di fuori dei trial clinici, mentre il dottor Fauci ha parlato di risultati “altamente significativi”.

I risultati dello studio cinese

Tutto ciò, però, si scontra con i test condotti da un team di ricercatori cinesi attivi nella regione dell’Hubei. Secondo la ricerca cinese, infatti, il remdesivir non avrebbe alcun effetto nell’arrestare l’insorgere del COVID-19. Stando al team statunitense, però, i trial clinici condotti dai colleghi cinesi sarebbero poco significativi: sarebbero stati infatti condotti su un numero di persone esiguo (poco meno di 500) e interrotti prima che il farmaco potesse effettivamente mostrare la propria efficacia.

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