Elon Musk vuole tutto Twitter, ecco la mossa che cambia il social

Il patron di Tesla punta al 100% della società, ma quest'ultima bolla la proposta come "indesiderata". E si spinge anche oltre con una contromossa "al veleno"

Quando Elon Musk si mette in testa qualcosa, sembra impossibile fargli cambiare idea. Dopo l’acquisto di oltre il 9% di Twitter, il patron di Tesla rompe gli indugi e punta al 100% del social network con un’offerta da circa 43 miliardi di dollari.

Il super imprenditore ha offerto 54,2 dollari ad azione, che rappresenta un premio del 38% rispetto alla chiusura in Borsa del 1° aprile, l’ultimo giorno di quotazione prima dell’annuncio dell’acquisizione. Il Cda di Twitter non sembra però affatto convinto e rilancia con una contromossa “al veleno”. “La mia è l’offerta migliore”, afferma Musk, che intanto prepara un piano B.

L’offerta e gli obiettivi di Musk

Musk si è detto pronto a pagare un premio del 54% rispetto al prezzo di chiusura del 28 gennaio e uno del 38% su quello dell’1 aprile. Già il 13 aprile il Ceo dell’azienda spaziale SpaceX aveva annunciato di voler rilevare l’intera proprietà di Twitter. E lo ha fatto col suo solito stile, e cioè col botto, sottoponendo agli utenti una domanda brutale: “Twitter sta morendo?”.

Inutile dire che il cinguettio ha a dir poco agitato le acque della piattaforma, divisa tra concordi e contestatori. Il tutto dopo il rifiuto di occupare un posto nel Cda, ruolo che gli avrebbe impedito di acquisire più del 14,9% delle azioni (qui abbiamo parlato della folle mossa di Elon Musk).

Musk è attualmente il maggior azionista individuale di Twitter, con una partecipazione di circa 73,5 milioni di azioni del valore di 2,6 miliardi di euro. Nel file inviato con 10 giorni di ritardo alla Securities and Exchange Commission (autorità di vigilanza della Borsa) – che gli ha fruttato una citazione a giudizio da parte di un gruppo di azionisti – Musk ha illustrato le motivazioni della sua operazione. “Ho investito in Twitter perché credo nel suo potenziale di piattaforma per la libertà di parola in tutto il mondo”, si legge nella nota.

Nella lettera al board del social network, Musk ha invece sottolineato che la sua è “la migliore offerta”. Un’offerta finale che Musk, in caso di rifiuto, sarebbe pronto a ritirare liberandosi al contempo anche della quota già acquisita. Twitter “ha bisogno di essere trasformata in un’azienda privata“, ha detto. La decisione di non entrare nel board, nel caso in cui l’offerta non venisse accettata, è dovuta al fatto che nessun consigliere può detenere una partecipazione superiore al 15% e quindi effettuare un’offerta sulla società.

Il sondaggio e la sfida col social network

La strategia del patron di Tesla passa sempre e comunque dalle dichiarazioni affidate al social che intende “conquistare”. Dopo aver valutato in 43 miliardi di dollari l’offerta per la piattaforma, Musk ha lanciato l’ennesimo roboante sondaggio: “Privatizzare Twitter a 54,20 dollari ad azione dovrebbe essere una decisione degli azionisti, non del Consiglio di amministrazione. Sì o no?”. Al quesito hanno risposto milioni di persone, con un largo vantaggio dei “sì”.

In un altro tweet, Musk ha addirittura messo in guardia i vertici della società: “Il Consiglio di amministrazione di Twitter avrebbe un’enorme responsabilità nel caso in cui infrangesse i doveri fiduciari agendo contro gli interessi degli azionisti”.

Già prima dell’acquisizione del 9% (qui abbiamo parlato di come Musk ha deciso di prendersi Twitter e di come ha superato Jeff Bezos), il Ceo di SpaceX aveva pubblicato un altro sondaggio. “La libertà di parola è essenziale per una democrazia funzionante. Credi che Twitter aderisca rigorosamente a questo principio?”. Oltre il 70% ha risposto “no”.

Il piano B di Musk

Intervenendo alla Ted Conference, Musk ha detto anche di possedere “asset sufficienti” per acquistare Twitter. “Non sono sicuro che sarò in grado di acquistarla”, ha però aggiunto il miliardario, citato dall’agenzia Bloomberg. Nel caso in cui Twitter dovesse rifiutare la sua offerta, Elon Musk ha detto di avere pronto un piano B.

Secondo Scenarieconomici.it, il piano alternativo di Elon Musk si può declinare sostanzialmente in due modi.

  1. Il patron di Tesla potrebbe raggiungere non la totalità delle quote, ma la maggioranza qualificata. La società diventerebbe una private company non quotata in Borsa, dunque con strumenti gestionali molto più flessibili e meno sottoposti a controlli. In questo modo si creerebbe da un lato una minoranza scomoda, ma dall’altro l’investimento sarebbe molto meno costoso rispetto all’offerta attuale di quasi 43 miliardi di dollari.
  2. Nel caso l’acquisizione si rivelasse impossibile, Musk potrebbe liberarsi delle quote già acquistate e investire quei soldi in un nuovo social network. Un annuncio che il magnate aveva diramato già a marzo, quando i rapporti con Twitter non sembravano per niente idilliaci a causa, a dire di Musk, della “mancanza di garanzia di libertà di parola”.

Secondo Bloomberg, Musk ha attualmente un patrimonio di 260 miliardi di dollari, mentre la valutazione di mercato di Twitter si aggira intorno ai 37 miliardi di dollari.

La risposta di Twitter

Il Cda di Twitter ha però di fatto rifiutato l’offerta di Musk, definendola “indesiderata” senza mezzi termini. “Valuteremo tutto attraverso un processo rigoroso, non siamo tenuti in ostaggio”, ha dichiarato il Ceo Parag Agrawal, alla guida dell’azienda da novembre 2021 dopo l’uscita di scena del fondatore Jack Dorsey.

L’offerta ha provocato quasi istantaneamente uno scontro a distanza, tramite tweet, proprio tra Musk e il principe saudita Alwaleed bin Talal, azionista della società. “Non penso che la cifra offerta da Elon Musk si avvicini al valore intrinseco di Twitter, viste le sue prospettive di crescita. Essendo uno dei maggiori azionisti e di più lungo corso, Kingdom Holding Company (KHC) e io rifiutiamo questa offerta”, aveva scritto. Immediata la replica del patron di Tesla: “Interessante. Ho due domande, se posso. Quante azioni di Twitter ha Kingdom Holding? Cosa ne pensa Kingdom della libertà di parola giornalistica?”.

Poison pill, contromossa “al veleno”: cosa succede ora?

Anche Twitter aveva in serbo un piano B e lo ha messo in atto. Il board ha adottato una cosiddetta “poison pill” (“pillola avvelenata”), una mossa difensiva per resistere alla scalata ostile di Musk e impedirgli di raggiungere la quota di maggioranza. L’obiettivo è dunque ridurre la possibilità che un’entità possa acquisire il controllo accumulando azioni sul mercato aperto, senza riconoscere agli azionisti un premio e senza dare al Cda il tempo di una valutazione appropriata.

Il piano, di durata limitata (scadrà il 14 aprile 2023), scatta se un’entità, una persona o un gruppo acquisisce il 15% o più delle azioni in circolazione in una transazione non approvata dal board. Questo sistema rende più diluita la proprietà e più difficile, più costoso e meno attraente il take over. Il Rights Plan, spiega inoltre Twitter, non impedisce al Cda di impegnarsi con le parti o di accettare una proposta di acquisizione se si ritiene che sia nel migliore interesse della società e dei suoi azionisti.

E ora gli scenari. Se il consiglio di Twitter rifiutasse l’offerta, Elon Musk potrebbe presentarne una direttamente agli azionisti lanciando un’Opa (offerta pubblica di acquisto). Se gli altri azionisti di Twitter dovessero accettare i 54,20 dollari per azione proposti dal Ceo di Tesla, potrebbero vendere le loro azioni direttamente al miliardario, permettendogli di ottenere il controllo della società.

Ovviamente non è affatto detto che Musk riuscirà a comprare Twitter. Con ogni probabilità la sua offerta avrà comunque conseguenze per il social. Se l’imprenditore visionario ad esempio non riuscirà nel suo intento, probabilmente venderà le sue quote. In quel caso il valore di Twitter andrà in picchiata e potrebbero nascere altre controversie legali tra gli azionisti.