Cuba lancia il primo smartphone “socialista”. E procede spedita con i suoi 5 vaccini anti-Covid

Dal primo telefono cellulare interamente autoprodotto ai vaccini (ben 5), come il governo cubano difende il suo sistema autarchico

L’hanno già ribattezzato il primo smartphone “socialista”. A ragione, in effetti. Perché si tratta del primo telefono cellulare interamente prodotto e assemblato in un Paese solo. Stiamo parlando del primo smartphone di Cuba. La Società Industriale per l’Informatica, le Comunicazioni e l’Elettronica (Gedeme) ha annunciato l’arrivo entro fine giugno del primo prototipo di cellulare cubano.

Come funziona lo smartphone “socialista” cubano

In una fase pilota, saranno 6mila i telefoni cubani rilasciati ma non ci sarà subito un proprio sistema operativo. Per la seconda fase invece sì: si prevede che il cellulare cubano avrà un sistema operativo nativo, chiamato NovaDroid, progetto sviluppato dall’Università di Scienze Informatiche (USI), costruito e personalizzato grazie a uno speciale codice sorgente.

Sebbene gli inizi di NovaDroid risalgano al 2013, con il boom a Cuba degli smartphone, basati su Android, otto anni fa un gruppo di studenti aveva già iniziato a creare un sistema operativo che venisse usato come base per la migrazione verso standard “open”. Poi è arrivato il progetto Nova vero e proprio, che ingloba NovaDroid, e che ha come obiettivo proprio la sovranità, l’indipendenza e la sicurezza tecnologica di Cuba.

Un progetto pensato come “un sistema operativo fatto dai cubani e per i cubani, che si concentra sulle esigenze e condizioni tecnologiche del Paese e che allo stesso tempo è sicuro, poiché essendo open source, privo di backdoor, aumenta la sicurezza per le istituzioni nazionali” spiega il direttore dell’UCI Free Software Center.

I telefoni cubani verranno venduti nei negozi Etecsa, la società nazionale delle telecomunicazioni, e di Copextel. Gedeme ha già pubblicato i disegni di tre modelli di fascia medio-bassa.

L’investimento di Cuba sulla scuola

Soggiogata dall’embargo e dalla dittatura, Cuba ha sempre però puntato sull’autarchia e sullo sviluppo di alcune eccellenze nazionali. La scuola e la sanità, in primis.

Dopo la morte di Fidel Castro nel 2016, con il potere passato prima nelle mani di Raul Castro, e dopo due anni in quelle di Miguel Diaz Canel, dalla fine del 2019 alla guida del Paese c’è per la prima volta dopo 43 anni il primo ministro Manuel Marrero Cruz.

A Cuba hanno sede molte università, la più importante delle quali è l’Università dell’Avana, fondata nel 1728. Per quanto il controllo sull’istruzione e sull’accesso a Internet sia fortissimo, secondo l’UNESCO Cuba detiene il tasso di analfabetismo più basso e il tasso di scolarizzazione più alto di tutta l’America Latina. Cuba è il Paese nel mondo che destina più risorse in assoluto del proprio bilancio statale all’istruzione, con circa il 13% del Pil. “L’istruzione pubblica, a Cuba, è una priorità da più di 40 anni. È una vera società dell’istruzione” dice l’UNESCO.

L’investimento di Cuba sulla sanità

Anche il sistema sanitario, a Cuba, è un’eccellenza. Il sistema sanitario nazionale, creato durante la rivoluzione di Ernesto Che Guevara, allora ministro dell’industria, è completamente gratuito: i farmaci sono interamente a carico dello Stato.

A causa delle sanzioni americane, il Paese ha iniziato a sviluppare i propri vaccini per le malattie negli anni ’80 e ha scoperto la prima immunizzazione contro il batterio meningococco B che causa la meningite. Oggi, quasi l’80% dei vaccini cubani è prodotto a livello nazionale.

Cuba e i suoi 5 vaccini anti-Covid

E il governo socialista investe così tanto sulla sanità che in poco tempo ha sviluppato internamente ben 5 vaccini anti-Covid:

  • Soberana 1
  • Mambisa
  • Soberana Plus
  • Soberana 2
  • Abdala.

Forse, dice qualcuno, in troppo poco tempo. Mentre in Italia viene ridefinita la soglia per la somministrazione di AstraZeneca e Johnson & Johnson, Cuba ha avviato una campagna di vaccinazione di massa incentrata sui suoi 5 vaccini prodotti a livello nazionale, alcuni dei quali sono ancora in fase di sviluppo, nel tentativo di inoculare gli 11 milioni di abitanti dell’isola.

Il primo vaccino, Soberana, che significa “sovranità”, è in Fase 3 degli studi. Risultati favorevoli sono stati riportati dalle autorità sanitarie cubane nella sua fase di Fase 2 con pochi effetti collaterali. Si tratta di un vaccino proteico ricombinante, che funziona ricreando i “picchi” di Covid sulla superficie cellulare e allenando il sistema immunitario a riconoscerlo e combatterlo. Questo tipo di vaccino non richiede una refrigerazione altissima, il che lo rende ideale per il trasporto e la distribuzione.

Uno degli ultimi lanciati, invece, il vaccino Abdala, che prende il nome da una poesia dell’eroe rivoluzionario cubano Jose Marti, è in fase avanzata di sperimentazione su oltre 48mila volontari, ma i risultati finali non sono ancora stati pubblicati.

Il Paese ha iniziato la campagna di vaccinazione a metà maggio, prima del previsto lancio di giugno, scegliendo di non aspettare l’autorizzazione formale del vaccino da parte del Ministero della Salute per cercare di frenare una nuova ondata di contagi.

Altri Paesi, come la Cina e la Russia, hanno vaccinato la popolazione con vaccini prodotti a livello nazionale prima della conclusione degli studi finali. Anche gli Stati Uniti, il Canada e l’Europa hanno autorizzato l’uso di emergenza per diversi vaccini sulla base di piccoli campioni di dati precoci di studi di Fase 3. Quindi, a guardar bene, non ci sarebbe poi così tanta differenza nell’approccio.

Il ministro della Sanità Jose Portal ha dichiarato di aspettarsi che il 70% della popolazione abbia ricevuto un vaccino contro il Covid entro agosto. In particolare, della popolazione totale dell’isola, il 22,6% dovrebbe aver ricevuto entrambe le vaccinazioni entro giugno, il 33,5% entro luglio e il 70% entro agosto. Per allora, BioCubaFarma avrà prodotto dosi sufficienti per immunizzare tutti gli abitanti dell’isola, secondo il capo dell’azienda Eduardo Martinez.

Vaccino cubano per il Sudamerica?

Alcuni Paesi stanno anche sperimentando il vaccino cubano Abdala. Iran e Venezuela sono nel pieno delle sue sperimentazioni cliniche, altri, come Bolivia, Messico e Argentina, hanno espresso interesse ad acquistarli o produrli in loco. Nessuno dei vaccini cubani, tuttavia, finora ha ricevuto l’approvazione per l’uso da parte dell’Organizzazione mondiale della sanità.

Alcune settimane fa, il ministro della Sanità argentino Carla Vizzotti e il suo omologo cubano Portal hanno firmato una lettera di intenti che potrebbe portare alla produzione congiunta in Argentina di alcuni dei vaccini che Cuba ha sviluppato contro il Covid.

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