Covid: la nuova speranza si chiama Raloxifene, un farmaco contro l’osteoporosi

Arriva da un progetto europeo un nuovo farmaco dalle potenzialità notevoli per la cura dei casi moderati e lievi di Coronavirus

Mentre sale pericolosamente il livello di guardia nel mondo per l’emergenza Covid, e in particolare nei tre Paesi che registrano la maggioranza dei casi (in ordine Brasile, Stati Uniti e Russia), continuano ad arrivare segnali incoraggianti sul fronte delle terapie possibili.

Dopo l’antinfiammatorio steroideo desametasone, low cost cost da appena 6 euro ampiamente disponibile da tempo, già definito dagli esperti “major breakthrough” (un radicale passo avanti), ora da un progetto europeo arriva un nuovo farmaco dalle potenzialità notevoli.

Cos’è il Raloxifene

Il nuovo farmaco si chiama Raloxifene e viene già utilizzato con successo contro l’osteoporosi. Secondo gli studi appena condotti, potrebbe rivelarsi particolarmente efficace anche nella cura dei casi moderati e lievi di Covid-19.

A renderlo noto è Exscalate4CoV, il consorzio pubblico-privato composto da 18 partner, tra cui anche l’Istituto Spallanzani di Roma, coordinato da Dompé farmaceutici e supportato dal programma Horizon 2020 dell’Ue per la ricerca e l’innovazione. Il consorzio ha richiesto l’accesso agli studi clinici sull’uomo e depositato il brevetto per la proprietà intellettuale dei risultati prodotti da Exscalate4CoV. “Per promuovere l’accesso universale alle cure che ne potranno derivare tutti i dati scientifici prodotti saranno resi di dominio pubblico”.

Exscalate, la più grande piattaforma di calcolo

L’identificazione della molecola in tempi rapidi è stata possibile grazie al primo screening virtuale condotto su oltre 400mila molecole (farmaci sicuri per l’uomo e prodotti naturali) messi a disposizione da Dompé farmaceutici e dal Fraunhofer Institute. Determinante è stato l’uso di Exscalate (EXaSCale smArt pLatform Against paThogEns), la piattaforma di supercalcolo intelligente più potente ed economica al mondo, in possesso del consorzio, che sfrutta una sorta di “biblioteca chimica” di 500 miliardi di molecole ed è in grado di elaborare più di 3 milioni di molecole al secondo.

Tra le molecole selezionate è stata data priorità a quelle in fase clinica o già sul mercato. Ne sono state testate in totale 7mila, con alcune caratteristiche “promettenti”. Tra queste, sono state trovate 100 molecole attive in vitro e 40 si sono rivelate in grado di contrastare il Coronavirus nelle cellule animali. Il Raloxifene è stata in assoluto la più promettente secondo il parere dei ricercatori.

Thierry Breton ha commentato così la notizia: “Questo risultato dimostra il valore di una vera cooperazione paneuropea mettendo insieme le migliori capacità che l’Europa ha da offrire. Continueremo a mobilitare tutte le tecnologie disponibili, compresa l’intelligenza artificiale, per combattere il Coronavirus”.

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