Covid, nuova modalità di tracciamento: la speranza è nelle fogne

Un'equipe di ricercatori dell'ISS sta monitorando la concentrazione di DNA di SARS-CoV-2 nelle acque reflue

Secondo l’opinione di un numero crescente di esperti, il sistema di tracciamento ha fallito. Da qualche settimana a questa parte, i tamponi effettuati quotidianamente – nonostante crescano velocemente verso quota 200 mila – non sono più sufficienti a tracciare i contatti dei contagi e individuare nuovi malati. In questo modo è stato impossibile isolare i malati e circoscrivere i cluster, favorendo la diffusione del virus. Una mano, in questo senso, potrebbe arrivare dagli sciacquoni dei bagni: una ricerca dell’Istituto Superiore di Sanità, infatti, vuole tracciare il Covid nei depuratori cittadini.

Tracciamento nuovo Coronavirus, la speranza arriva dalle acque reflue

Una equipe dell’Istituto Superiore di Sanità diretta dalla dottoressa Giuseppina La Rosa monitora e analizza le acque reflue di 89 città italiane per valutare la diffusione del Covid-19 nel nostro Paese. Gli scienziati dell’ISS cercano tracce di DNA di SARS-CoV-2 nelle feci trattate nei depuratori italiani. E, sovrapponendo i dati dei rilievi con quelli dei contagi si scopre che le due curve di diffusioni sono sovrapponibili, o quasi.

Informazioni che solo a un’analisi superficiale possono essere considerate di secondaria importanza. Secondo la dottoressa La Rosa, infatti, è possibile scoprire il numero reale di contagiati – superiore a quello rilevato dai tamponi – tracciando la diffusione del DNA di Covid nelle feci. L’equipe dell’ISS sta così lavorando a un algoritmo che, tenendo conto anche di altri fattori, calcoli la diffusione del SARS-CoV-2 partendo dalla concentrazione di DNA nelle acque reflue.

A dirla tutta, però, la ricerca condotta dagli scienziati dell’ISS non è affatto una novità. Anzi: già da anni l’equipe della dottoressa La Rosa analizza le acque reflue delle maggiori città italiane alla ricerca di altre malattie infettive. Solo recentemente, invece, le analisi del gruppo di ricerca si sono concentrate sul DNA del SARS-CoV-2 e potrebbero ora risultare decisive per aiutare il sistema sanitario nazionale a tracciare la diffusione del virus nei territori.

Coronavirus in Italia già a dicembre

I ricercatori diretti dalla dottoressa La Rosa hanno poi ripreso alcuni campioni dei mesi precedenti febbraio e marzo per “inseguire” le tracce del nuovo Coronavirus. Così, andando a ritroso settimana dopo settimana, i tecnici dell’Istitituto Superiore di Sanità hanno trovato tracce di Covid-19 nelle acque reflue di dicembre. Prima, addirittura, che le autorità sanitarie cinesi ammettessero la scoperta del nuovo Coronavirus. Insomma, anche se in maniera sporadica, il SARS-CoV-2 circolava in Italia già a fine 2019.

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