Covid, AstraZeneca ammette gli errori sul vaccino di Oxford

La casa farmaceutica anglo-svedese ha comunicato un errore di produzione che potrebbe aver condizionato i dati sull'efficacia del vaccino

I risultati sull’efficacia del vaccino sviluppato dall’Università di Oxford insieme alla multinazionale AstraZeneca sono frutto del caso. Lo ha ammesso lo stesso Ateneo inglese quando ha comunicato in una nota un “errore avvenuto nella fase di produzione”.

Covid, AstraZeneca ammette gli errori sul vaccino di Oxford: l’efficacia

I ricercatori avevano annunciato qualche giorno fa i dati preliminari sulla sperimentazione del candidato vaccino, svelando come avessero rilevato un’efficacia del 90% somministrando ad alcuni volontari soltanto mezza dose. Una percentuale molto minore, del 62%, è stata riscontrata con l’iniezione di una fiala intera.

Sarah Gilbert, a capo del team di ricercatori inglesi, ha spiegato che il sistema immunitario “viene attivato dalla dose giusta per lui”, il che non significa sia necessariamente quella più alta.

Non si è trattato però di una strategia consapevole: gli scienziati si sono accorti soltanto successivamente che un piccolo gruppo di volontari non presentava nessun segno di effetto collaterale che fosse anche soltanto fatica o il segno rosso nella zona della puntura.

Controllando le fiale utilizzate hanno così scoperto che per un errore di produzione la concentrazione del principio attivo era dimezzata rispetto a quanto dichiarato sull’etichetta.

Covid, AstraZeneca ammette gli errori sul vaccino di Oxford: i dati

Se da una parte il vaccino ha ottenuto degli ottimi riscontri per un caso fortuito, dall’altra parte è possibile che i dati raccolti sulla sperimentazione siano stati compromessi da questa circostanza.

La dose dimezzata, infatti, è stata somministrata soltanto a 2.700 volontari sui 23mila totali, tutti giovani al di sotto dei 55 anni. Per questo motivo c’è la possibilità, come spiegato dalla nota inviata dall’Università di Oxford, che l’efficacia più alta sia dovuta al fatto che il sistema immunitario nei giovani risponde meglio ai vaccini. Oppure che il piccolo numero di soggetti coinvolti sia più suscettibile alle fluttuazioni statistiche.

Le sperimentazioni ancora in corso stanno verificando queste eventualità e approfondendo questi fattori. A giorni dovrebbero essere pubblicati i risultati sulle riviste scientifiche, in attesa delle valutazioni sull’autorizzazioni da parte delle autorità regolatorie, previste tra circa un mese.

AstraZeneca ha spiegato che al momento la protezione da Covid si verifica 14 giorni o più dopo aver ricevuto due dosi del vaccino e che il vaccino può essere conservato, trasportato e manipolato in condizioni refrigerate normali (2-8 °C) per almeno 6 mesi e somministrato all’interno delle strutture sanitarie esistenti.

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Covid, AstraZeneca ammette gli errori sul vaccino di Oxford