Covid, caccia ai tamponi rapidi: quanto costano e dove farli

Medici di famiglia e pediatri coinvolti dal governo: cosa prevede la misura contenuta nel Decreto Ristori

L’ultimo bollettino relativo ai nuovi positivi al coronavirus in Italia ha segnato l’ennesimo record di contagi, poco meno di 25 mila. Un trend che spaventa, e che ha spinto il Ministero della Salute a siglare un nuovo accordo nazionale con medici e pediatri: le due categorie avranno infatti l’obbligo di effettuare i cosiddetti tamponi rapidi. Il documento non è però stato firmato dallo Smi, il Sindacato dei medici italiani, che ha definito l’accordo “irricevibile”. La contestazione principale riguarda proprio l’obbligatorietà di eseguire i test.

Tamponi rapidi dai medici di base e dai pediatri: quanto costano

Paolo Biasci, presidente della Federazione italiana medici pediatri (Fimp), ha spiegato che i tamponi rapidi saranno effettuati ai bambini nel caso in cui siano contatti stretti asintomatici. I test avverranno in studio, sia per loro sia per i medici di base. Il totale dei tamponi distribuiti da qui al 31 dicembre sarà di 2 milioni: una media di circa 50 mila kit al giorno.

Biasci ha ricordato come il costo complessivo ammonti a 30 milioni di euro, dunque il prezzo di ogni tampone dovrebbe aggirarsi mediamente sui 15 euro. Un costo che non sarà a carico del paziente, ma dello Stato. L’accordo prevede una remunerazione per i medici di famiglia e pediatri di 12 euro se il tampone rapido antigenico viene effettuato al di fuori dallo studio (per esempio, nei tendoni della Protezione Civile).

Si sale a18 euro se il test viene invece effettuato nello studio del medico o del pediatra. È previsto anche che i test si possano fare a casa del paziente. Oltre ai kit per effettuare i test, a medici e pediatri saranno forniti anche dispositivi di protezione individuale come mascherine Ffp2, visiere e camici.

Tamponi rapidi, la polemica di alcune sigle sindacali

L’accordo sulla misura, contenuta nel Decreto Ristori, non è stato firmato da tutte le sigle. Anzi, l’intesa tra sindacati medici e Sisac (Struttura Interregionale Sanitari Convenzionati) è stata firmata solamente dalla Federazione dei medici di medicina generale. Secondo il segretario nazionale del Sindacato medici italiani, Pina Onotri, imporre l’obbligatorietà dei test a una categoria già in sofferenza “è ingeneroso”.

Sul tema è intervenuto anche il presidente della Fondazione Gimbe, Nino Cartabellotta. Secondo lui ci sarebbero diverse difficoltà che ostacolerebbero l’utilizzo immediato dei tamponi rapidi negli ambulatori di medici e pediatri di famiglia, spesso inadeguati a garantire percorsi dedicati per sospetti casi Covid. Senza dimenticare, secondo Cartabellotta, la necessità un adeguato training dei professionisti coinvolti nell’esecuzione dei test: la probabilità di risultati falsamente negativi al tampone aumenta in mani non esperte.

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