Coronavirus, quando arriverà il vaccino e a chi andrà prima: l’annuncio di Speranza

Italia in prima linea a fianco di Francia, Germania e Olanda in una mutua “alleanza” che ha portato alla prima intesa con AstraZeneca sul vaccino di Oxford-Pomezia. A chi toccherà per primo

Quando arriveranno le prime dosi di vaccino anti-Coronavirus? È la domanda che tutti ci facciamo da mesi ormai.

Vaccino Covid, quando arriva

La Commissione europea ha firmato un accordo formale che prevede, nel caso in cui la sperimentazione dovesse andare a buon fine, la distribuzione delle prime dosi di vaccino anti Covid 19 già entro la fine di quest’anno.

A ribadirlo dopo le prime anticipazioni di alcune settimane fa è il ministro della Salute Roberto Speranza in persona. Che ricorda come l’Italia sia da giugno in prima linea a fianco di Francia, Germania e Olanda in una mutua “alleanza” che ha portato alla prima intesa con AstraZeneca sul cosiddetto vaccino di Oxford, il cui vettore virale è fatto a Pomezia e il cui infialamento avverrà ad Anagni.

In questa partita, quindi, ci tiene a sottolineare Speranza, “c’è anche un pezzo d’Italia” e “dobbiamo essere orgogliosi che il nostro Paese sia dentro fino in fondo a questa sfida”.

L’Italia e l’Europa comunque non stanno investendo solo su questo vaccino: la Commissione europea sta chiudendo un pacchetto “6+1” con le principali compagnie farmaceutiche del mondo, al lavoro per raggiungere al più presto uno “scudo” efficace anti-Covid.

Ci vorranno sei mesi per “vedere la luce” secondo il ministro, ma questo non significa azzerare il virus del Covid. Da un lato il vaccino, dunque, dall’altro le cure mediche. I ricercatori italiani sono anche al lavoro su anticorpi monoclonali “promettenti”, ma saranno necessarie tutte le verifiche.

Chi avrà la priorità per il vaccino

Ma chi potrà sottoporsi al vaccino per primo? All’inizio ci saranno poche dosi di vaccino, ha detto Speranza, e la scelta per l’Italia è che i primi ad essere vaccinati saranno medici e operatori sanitari, poi persone fragili e anziani.

Speranza che della sanità del futuro e della sua traiettoria di cambiamento ha un’idea ben chiara: ospedali più moderni, rafforzamento degli istituti Ircss dedicati alla cura e alla ricerca, un’Italia più attrattive per gli investimenti farmaceutici. In una parola, “prossimità”, cioè lavorare affinché le cure vengano portate sul territorio e fare in modo che “il primo luogo della salute diventi la nostra casa”. La telemedicina e i controlli a distanza diventano quindi un cardine di una nuova rete di assistenza e di attenzione per ciascun malato. Con al centro il medico di famiglia.

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