Coronavirus, pochi diffusori ma “super”: risultati sorprendenti nel nuovo studio sui positivi

Secondo uno studio di Science, i diffusori sarebbero pochi ma "super": solo l'8% dei malati ha una carica virale in grado di diffondere il Covid

Mentre l’Oms rivela che il 10% della popolazione mondiale potrebbe essere contagiata, si scopre che la maggior parte dei pazienti Covid-19 potrebbe non essere contagiosa. Sono i risultati emersi da uno studio pubblicato sulla rivista Science condotto dagli esperti del Center for Disease Dynamics, Economics and Policy di New Delhi, in India.

I ricercatori hanno studiato l’andamento del virus negli stati indiani Andhra Pradesh e Tamil Nadu, dove le autorità sanitarie hanno rintracciato più di 575mila persone esposte al Coronavirus, con circa 85mila casi confermati. E ciò che hanno osservato rappresenterebbe una novità importantissima: i dati rivelano una percentuale di infezione media che oscilla tra il 4,7 e il 10,7%.

Cosa dimostra la ricerca sul Covid in India

La ricerca dimostra che la trasmissione del Covid-19 in India è stata guidata principalmente dai cosiddetti superdiffusori o da una piccola percentuale di persone infette. I ricercatori hanno scoperto che oltre il 70% dei pazienti infetti nel Paese non ha infettato nessuno dei propri contatti, mentre l’8% degli individui infetti rappresentava il 60% delle nuove infezioni osservate.

Mentre il vaccino sembra più vicino, lo studio su oltre mezzo milione di persone in India ha anche rilevato che sia i casi che i decessi dovuti alla malattia si sono concentrati maggiormente nella fascia di età tra i 40 e i 69 anni, e in particolare in quella 50-64 anni, rispetto a quanto si osserva nei Paesi ad alto reddito. Solo il 17,9% dei decessi per Covid avvenuti prima del 1° agosto 2020 hanno riguardato persone di età superiore ai 75 anni, rispetto al 58,1% dei decessi dovuti alla malattia negli Stati Uniti.

“Siamo stati molto sorpresi dei nostri risultati – ha commentato Ramanan Laxminarayan del Center for Disease Dynamics, Economics and Policy di New Delhi – in pratica l’8% dei pazienti indice, quelli che danno origine a una catena di trasmissione, è stato responsabile del 60% delle infezioni secondarie. Sospettavamo di un fenomeno di superdiffusione, ma queste proporzioni sono totalmente inaspettate”.

Il team ha scoperto che la maggior parte dei casi indice era costituito da adulti di età compresa tra 20 e 45 anni, che più facilmente intrattengono relazioni sociali e possono facilitare la diffusione. Secondo quanto affermato dagli esperti, in caso di contatti ravvicinati le probabilità di trasmissione variano dal 2,6% in comunità al 9% all’interno del nucleo familiare, i rapporti di mortalità variano dallo 0,05% tra i pazienti di età compresa tra 5 e 17 anni, fino al 16,6% per i soggetti al di sopra degli 85 anni. 

Covid, il ruolo dei bambini

I ricercatori hanno anche riscontrato un’alta prevalenza di infezione tra i bambini che erano contatti di altri casi positivi di età simile. Si tratta del più grande studio di tracciamento dei contatti nel Paese, che mostra anche che i bambini sono la chiave per la diffusione del Coronavirus.

Il ruolo dei bambini è stato molto dibattuto nella letteratura scientifica a riguardo: in questo nostro lavoro emerge una prevalenza di infezione tra i più piccoli che sono entrati in contatto con i coetanei. In particolare, nei contesti a basso reddito o con risorse limitate, i bambini hanno costituito circa un terzo dei casi positivi.

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