Coronavirus, la cura dal cordone ombelicale delle mamme: risultati “incredibili”

Una speranza contro il Covid potrebbe arrivare dalle cellule staminali contenute nel cordone ombelicale delle donne che hanno appena partorito

I medici frenano sulle riaperture, la politica accelera, soprattuto le Regioni, che oggi venerdì 27 novembre potrebbero veder cambiare il proprio “colore”, in base all’indice Rt e agli altri parametri che definiscono la situazione Covid. Ma un appello accorato arriva dei sanitari a non allentare le restrizioni proprio adesso.

La situazione Covid in Italia

I dati mostrano segnali di rallentamento della crescita dell’epidemia, ma le condizioni di sovraccarico del sistema ospedaliero, con occupazione delle terapie intensive e aree Covid particolarmente elevata, “impongono di non allentare le misure restrittive” dicono.

Non possiamo dimenticare che nell’ultima settimana si sono contati oltre 200mila nuovi casi di Coronavirus in Italia e 4.980 morti, mentre i ricoveri con sintomi sono attualmente più di 34mila. Quindi la curva non è più esponenziale, ma ciò non significa aver risolto i problemi dentro agli ospedali.

Il Natale spaventa, perché tutti gli sforzi di oggi potrebbero presto rivelarsi vani. E a gennaio rischiamo seriamente di essere nuovamente travolti, dalla terza ondata.

La cura dal cordone ombelicale

Qualche buona notizia però ogni tanto arriva. Mentre continua la corsa al vaccino (qui l’approfondimento di QuiFinanza), una delle ultime è legata alle neomamme. Una speranza contro il Coronavirus potrebbe arrivare infatti dal cordone ombelicale delle donne che hanno appena partorito.

A suggerirlo è stato il diabetologo italiano in Usa Camillo Ricordi, direttore del Diabetes Research Institute e Cell Transplant Center dell’Università di Miami, che a L’aria che tira su La7 ha spiegato i dettagli di un trattamento allo studio, già usato per il diabete di tipo 1 e oggi al vaglio proprio per il Covid-19, già disponibile in versione preprint, cioè prima della revisione tra pari, nell’archivio Ssrn.

Una potenziale terapia basata sull’utilizzo di cellule staminali mesenchimali ottenute dal cordone ombelicale di un bimbo appena nato, che il più delle volte si butta via. “Materiale di scarto” preziosissimo, dunque.

“Quando c’è stata la crisi del Coronavirus e sono iniziati i primi casi in Cina noi avevamo già l’approvazione della Fda per fare dei protocolli per curare il diabete di tipo 1 con queste infusioni” ha spiegato Ricordi.

Tutti i benefici del cordone ombelicale

Come funziona? Da un singolo cordone ombelicale si possono estrarre ed espandere le cellule staminali mesenchimali e si riescono a produrre addirittura oltre 10mila dosi terapeutiche.

Nel diabete queste cellule sono molto importanti perché hanno un’azione antinfiammatoria e immunomodulante, contrastano la tempesta di citochine, hanno anche un’azione antivirale e antibatterica e promuovono la rigenerazione dei tessuti.

Qualità che farebbero molto comodo contro il Covid-19. Tanto più che, mentre per il diabete 1 occorre far arrivare queste cellule nel pancreas e quindi cateterizzare l’arteria femorale e risalire all’arteria dell’organo bersaglio, con il Covid sarebbe più semplice perché una trasfusione di sangue in vena periferica le porterebbe direttamente ai polmoni.

I risultati ottenuti dalle staminali del cordone

In Cina tutto questo avrebbe potuto già essere realtà: è già stato dimostrato che queste cellule funzionano contro il Covid, “ma non c’era un gruppo di controllo e la Fda statunitense ha chiesto questo” ha spiegato Ricordi. Da qui “il trial in doppio cieco randomizzato prospettico” messo in campo dai suoi ricercatori.

I risultati, su casi molto avanzati di Covid-19, sarebbero “incredibili”: 100% di sopravvivenza in chi ha ricevuto queste staminali ed è sotto gli 85 anni d’età, 90% se si considerano tutte le età.

Ricordi annuncia che avrà una serie di incontri anche in Italia per capire se sia possibile creare una banca di queste cellule per distribuirle in Europa, ma esistono già gruppi nel nostro Paese, come quello di Massimo Dominici dell’Università di Modena e Reggio Emilia, che coordina 4 centri italiani impegnati su protocolli simili.

Se dovessero essere confermati i risultati positivi si avrebbe a disposizione una terapia che costa molto poco, “poche centinaia di euro per trattamento”.

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