Coronavirus, corsa ai vaccini: quali e a che punto sono

Laboratori di tutto il mondo stanno lavorando al vaccino per il nuovo coronavirus: 192 in fase di sperimentazione

Un monitoraggio effettuato dal Milken Institute di Santa Monica, in California, ha calcolato che sono almeno 192 i vaccini contro il nuovo coronavirus in fase di sperimentazione in tutto il mondo, con 16 tra questi già entrati nella fase di sperimentazione clinica. In prima fila tra i vaccini a livello più avanzato, quello che interessa maggiormente l’Italia, è sviluppato dal Jenner Institute di Oxford in collaborazione con Advent Srl, la divisione per i vaccini innovativi della IRBM di Pomezia ed è in fase di sperimentazione clinica in Brasile, in Gran Bretagna e in Sudafrica. Lorenzo Wittum, presidente di AstraZeneca Italia, il colosso farmaceutico che finanzia la ricerca ha dichiarato che “l’azienda si è impegnata per assicurare la produzione di 2 miliardi di dosi su scala globale di un vaccino che al momento è già in fase sperimentale sull’uomo”.

L’accordo dell’Italia

Il ministro della Salute Roberto Speranza aveva annunciato circa un mese fa l’accordo in un’alleanza con Germania, Francia e Olanda, proprio con la multinazionale AstraZeneca per 400milioni di dosi del vaccino in via di sviluppo ad Oxford e Pomezia, destinate ai cittadini di tutta Europa. Lo ha confermato anche il ministro dell’Università e della Ricerca Gaetano Manfredi: “Siamo in prima linea come governo italiano sia sul vaccino contro il Sars-CoV-2 che sui farmaci sperimentali. Ci auguriamo che il risultato di AstraZeneca, già in fase 3, venga validato in tempi rapidi e garantiamo agli italiani che avremo disponibilità come primi del vaccino efficace”

Le sperimentazioni in Europa

In Europa anche altri Paesi si sono attivate in ricerche antivirali che dovrebbero a breve entrare in fase sperimentale. I ricercatori dell’Università di Lovanio, in Belgio, dichiarano di aver sviluppato un candidato contro il nuovo coronavirus, chiamato “RegaVax”,  adattando un vaccino contro l febbre gialla. “Se tutto procede secondo i piani, vogliamo iniziare i primi test clinici sull’uomo prima della fine dell’anno”, ha dichiarato Kai Dallmeier, uno dei ricercatori che hanno lavorato al vaccino belga.

Anche la Russia si sta muovendo con rapidità sulla realizzazione di un vaccino contro il Covid-19: il ministero della Difesa russo insieme al Centro nazionale di ricerca per epidemiologia e microbiologia del Gamalei annuncia che “un primo gruppo di volontari è stato sottoposto a trattamento per valutare la sicurezza e la tollerabilità del vaccino” e i dati “dimostrano che i volontari stanno formando una risposta immunitaria dopo iniezioni del vaccino”

Il vaccino cinese

Si stanno invece riscontrando degli ostacoli per uno dei prodotti più promettenti, il vaccino cinese della CanSino, che era stato avviato alla sperimentazione anche sui militari dell’Esercito cinese. La struttura di questo vaccino prevede l’inserimento della proteina Spike distintiva del nuovo coronavirus in un comune virus del raffreddore chiamato adenovirus 5, che può infettare l’uomo ma modificato in modo da non potersi più replicare. Dopo la somministrazione ai soldati cinesi il vaccino di CanSino avrebbe innescato la produzione di anticorpi contro la proteina Spike. Ma molti volontari avevano già anticorpi preesistenti contro l’adenovirus, sollevando preoccupazioni che ciò potesse indebolire la loro risposta al vaccino.

Usa, finanziamento record a Novavax

Tra i protagonisti della corsa al vaccino ci sono anche gli Stati Uniti, che stanno puntando molto, per forte volontà del presidente Donald Trump, sulla realizzazione in casa di una soluzione contro il Covid-19. Tanto da avere segnato un record nel finanziamento tra un ente pubblico e uno privato, destinato al colosso Novavax: oltre un miliardo e mezzo per il suo prodotto sperimentale, il qual è stato ammesso nel “Warp Speed”, il programma varato dal governo per accelerare la ricerca e la realizzazione del vaccino contro il coronavirus.

Il rischio della corsa al vaccino

Ma il problema di questa gara internazionale al vaccino per il virus Sars-CoV-2, che darebbe un enorme vantaggio economico e politico al primo Paese arrivato, è quello sollevato dall’Accademia delle scienze indiana, la quale si è detta preoccupata per delle tempistiche così strette, considerate “irragionevoli e senza precedenti”.

Il rischio condiviso da molti esponenti della comunità scientifica internazionale è che un vaccino sviluppato nell’arco temporale di poco più di un anno, quando in media ne servono 10 o più per produrne uno, possa essere inefficace o avere effetti collaterali dannosi.

 

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