Il Governo valuta una app per tracciare i nostri spostamenti?

L'Esecutivo guidato da Conte, con la ministra all'Innovazione Pisano, starebbe valutando e studiando la messa a punto di una app per monitorare i nostri spostamenti in questa fase di restrizioni dovute al Coronavirus

Italia come Corea del Sud? Secondo diverse indiscrezioni, mentre il Governo sta valutando nuove e più stringenti restrizioni, starebbe anche studiando la messa a punto di una app per monitorare i nostri spostamenti in questa fase molto particolare di restrizioni dovute all’emergenza Coronavirus. Con l’obiettivo dichiarato di contenere gli spostamenti, e proteggere la comunità da inutili, e rischiose, esposizioni al contagio.

Sul tavolo del ministero dell’Innovazione stanno arrivando diversi progetti in materia, ma la Polizia postale è cauta. Come spiega La Stampa, che riporta la parole della direttrice del servizio Nunzia Ciardi, “tecnicamente è fattibile, ma sarebbe uno strappo importante alle regole che ispirano il nostro ordinamento sulla tutela della privacy”.

Ma l’emergenza straordinaria in cui ci troviamo catapultati improvvisamente potrebbe anche giustificare una deroga a quei principi generali. Una valutazione spetta a chi strategicamente, politicamente e giuridicamente deve gestire l’emergenza.

Le possibilità di tracciamento

Le possibilità potrebbero essere diverse. Il tracciamento degli utenti per contenere l’epidemia del Coronavirus e monitorare chi non rispetta i divieti si potrebbe fare con gli operatori di telefonia mobile, con le app, oppure chiedendo dati ai big della tecnologia come Facebook e Google.

Ma nel caso delle app ci vuole l’accettazione dell’utente a installarla e ad attivare la geolocalizzazione. E comunque, è necessario un provvedimento legislativo.

Fontana e Pisano rassicurano

Il monitoraggio con questo sistema è stato attivato in Lombardia, letteralmente allo stremo tanto da aver dovuto richiedere l’intervento dell’Esercito per i controlli per strada. Ma il governatore Attilio Fontana tranquillizza: “Non è un Grande Fratello pubblico. Si notano solo i grandi flussi, non c’è nessuna individuazione e nessuna volontà di controllo. Vogliamo solo capire quanto si muovano i cellulari sul territorio”. Il punto è rendere l’operazione il più trasparente possibile: tracciare i flussi e non rischiare di tracciare anche le persone.

Una rassicurazione arriva anche dalla ministra all’Innovazione Paola Pisano: “Non stiamo ragionando su come tracciare, ma sul fatto se tracciare sia la risposta per salvare vite umane o no. La risposta bisogna darla insieme al Garante per la privacy: il diritto alla privacy è un diritto fondamentale altrettanto come quello alla salute”.

Cosa dice il Garante della Privacy

Dal canto suo il Garante della Privacy, Antonello Soro, frena, spiegando di aver letto sinora solo numerosi generici riferimenti all’esperienza coreana e, più timidamente, cinese. Bisognerebbe conoscere proposte più definite. “Mi limito a osservare che quelle esperienze sono maturate in ordinamenti con scarsa attenzione, sebbene in grado diverso, per le libertà individuali”.

E in ogni caso, aggiunge, “mi sfugge l’utilità di una sorveglianza generalizzata alla quale non dovesse conseguire sia una gestione efficiente e trasparente di una mole così estesa di dati, sia un conseguente test diagnostico altrettanto generalizzato e sincronizzato”.

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