5G, è già boom economico. Ma perché fa così paura

La tecnologia 5G è il business del futuro, che genererà un mercato incredibile. Ma ci sono non poche resistenze legate alla salute dei cittadini

Prestazioni e velocità sorprendenti, molto più smart dell’attuale 4G e dotato di una capacità di “parlare” in modo fluido ai sistemi sempre più interconnessi che avremo a disposizione nella nostra vita quotidiana. Il 5G è già realtà. Ma fa sempre più paura.

La rete mobile di quinta generazione è la grande scommessa degli operatori per il futuro, perché solo con una rete di questo tipo potranno funzionare al meglio anche l’intelligenza artificiale, in tutte le sue applicazioni, la blockchain, i pagamenti digitali e in generale tutto il processo di digitalizzazione in atto nei vari Paesi.

Il 5G in Italia e nel mondo

Ad oggi si contano 30 reti di quinta generazione attive in tutto il mondo e più di 40 produttori di dispositivi mobili in grado di supportare il 5G. In Italia, Torino sarà la prima città a sperimentare il 5G. Il Ministero dello Sviluppo economico sta sostenendo con strumenti diversi le cosiddette tecnologie emergenti.

Dopo la firma della convenzione con la città di Matera per la creazione della prima “Casa delle tecnologie emergenti”, ha infatti lanciato un bando di 4 milioni di euro per progetti di sperimentazione, ricerca applicata e trasferimento tecnologico legati all’intelligenza artificiale, alla blockchain e all’Internet of Things nell’ambito dello sviluppo delle reti 5G.

“Si tratta di un ulteriore passo in avanti nel percorso di sperimentazione delle tecnologie emergenti avviato dal Mise, che vede il nostro Paese in prima linea a livello europeo”, ha dichiarato il ministro Stefano Patuanelli, che sottolinea come il governo Conte bis punti molto sul 5G “come volano per la creazione di nuovi servizi in settori strategici per l’economia del nostro Paese e per il benessere dei cittadini”.

I progetti finanziati dal Mise

In prima fila, lato aziende, ci sono i grandi colossi delle telecomunicazioni che operano in Italia. Tim sarà in campo su tre dei sei progetti finanziati dal Mise (quelli con l’Università di Cassino, l’Agid e il Politecnico di Bari), mentre Wind Tre sarà coinvolto in altri nel “progetto Siae”, Vodafone lavorerà con il Comune di Catanzaro, vincitore di uno degli altri bandi, e Linkem con l’Università di Cagliari.

Agid e Tim saranno impegnate nello “Smart Ivrea project”, un progetto sulle città intelligenti che mira a realizzare una piattaforma per la gestione delle “comunità intelligenti”. L’Università di Cassino si occuperà di sviluppare una piattaforma per l’analisi della mobilità. Il progetto di Siae e Wind Tre riguarda invece il diritto d’autore e punta a sfruttare la tecnologia 5G e la blockchain nella tutela delle opere artistiche. Linkem e l’Università di Cagliari lavoreranno a un piano per monitorare il servizio idrico.

La “5G Economy”, è il boom del futuro

La “5G Economy” è un mercato che fa gola a tanti evidentemente, e che, senza esagerare, segnerà il futuro dell’economia mondiale. La corsa è già iniziata e si parla già di boom economico. Secondo gli ultimi dati a disposizione forniti da uno studio di Ihs Markit e commissionato da Qualcomm, infatti, l’economia alimentata dal 5G arriverà a valere oltre 13mila miliardi di dollari (circa 11,7mila miliardi di euro) entro il 2035, tra manifattura, trasporti, agricoltura, edilizia, servizi pubblici, utility e tutto il resto.

Il mercato sarà presumibilmente dominato da Cina e Stati Uniti, che nei prossimi 15 anni investiranno 2.500 miliardi di dollari (circa 2.250 miliardi di euro), arrivando a coprire il 52% degli investimenti totali. Il mercato diretto varrà 3.600 miliardi di dollari in poco più di 15 anni, generando qualcosa come 22,3 milioni di posti di lavoro in tutto il mondo.

L’impatto incredibilmente positivo sul mondo del lavoro riguarderà le economie tecnologicamente più mature: la Cina, con 10,9 milioni di posti con una produzione lorda di oltre 1.100 miliardi, gli Stati Uniti con 2,8 milioni e il Giappone con 2,3 milioni.

Perché il G5 fa paura: rischi per la salute?

Ma, c’è un ma enorme. I rischi per la salute presumibilmente connessi al 5G e all’uso degli smartphone. Un tema caldissimo, che al momento non ha ancora avuto riscontri scientifici. “Finora, nessuna correlazione è stata provata tra i campi elettromagnetici dei cellulari e l’insorgenza di tumori” spiega l’Istituto Superiore di Sanità. “Ci sono solo dei sospetti di cancerogenicità, ma non confermati”.

Il tema viene rilanciato oggi dopo la sentenza della Corte d’Appello di Torino, che si è espressa sul caso di un dipendente Telecom colpito da neurinoma del nervo acustico. Per i giudici di secondo grado, che hanno confermato la sentenza pronunciata nel 2017 dal Tribunale di Ivrea, c’è un nesso di causa-effetto tra quel tumore al cervello, benigno ma invalidante, e l’abuso del cellulare. L’Inail è stata condannata a corrispondere all’uomo una rendita vitalizia da malattia professionale.

“Basta usare il cellulare trenta minuti al giorno per otto anni per essere a rischio”, sostengono i legali dell’uomo. “La sentenza è storica, come lo era stata quella di Ivrea”. E ancora: “La nostra è una battaglia di sensibilizzazione – dicono -: manca informazione, eppure è una questione che interessa la salute dei cittadini”.

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