Riforma del copyright, via libera da Strasburgo

Approvata dall'Europarlamento qualche giorno fa la controversa proposta di riforma europea del copyright: si cambia. O forse no?

(Teleborsa) I tempi cambiano, le regole pure.  Anche su internet che si prepara ad una rivoluzione. Forse. Lo scorso 12 settembre, infatti, l’Europarlamento, riunito in plenaria a Strasburgo, ha dato semaforo verde al mandato negoziale per l’approvazione della direttiva sul copyright.

Il testo, che ha passato l’esame dell’organo comunitario con 438 sì, altro non è che una versione rivista e corretta di quella che era stata bocciata lo scorso 5 luglio e rappresenta dunque un passaggio necessario per incassare l’ok finale. Ma attenzione, ciò non significa affatto che la direttiva sia stata approvata, pronta e già confezionata per essere recepita e messa in atto dai singoli paesi. Il semaforo verde al mandato negoziale vuol dire, come si evince, che il Parlamento ha adottato una posizione condivisa sul testo,  in vista appunto dei negoziati che dovrà sostenere con altre due istituzioni europee, il Consiglio dei ministri e la Commissione europea.
Insomma, un iter lungo e complesso, basti pensare che da luglio ad oggi gli eurodeputati hanno proposto oltre 250 emendamenti. Nella bufera, in particolare, sono finiti i super contestati articoli 11 e 13, che rappresentano  di fatto il cuore della disciplina europea sul copyright, passati agli onori della cronaca rispettivamente come “link tax” e “bavaglio del Web”.  L’articolo 11, pensato per bilanciare il rapporto fra i colossi di Internet e gli editori sulla condivisione di contenuti online, esclude ora l’impiego non commerciale dei link.
In linea con la direttiva, gli editori dovranno comunque ricevere compensi “consoni ed equi” per l’utilizzo di loro materiale da parte dei “fornitori di servizi nella società dell’informazione”, ma dalle norme sono state escluse realtà come Wikipedia o le organizzazioni che sviluppano software open source. I singoli utenti, inoltre, potranno continuare a condividere liberamente collegamenti sui social network o su altre piattaforme senza timore di infrangere il copyright.
Secondo l’articolo 13 i fornitori di servizi dovranno essere sempre pronti a rimuovere o a modificare i contenuti in caso di reclami e non sarà più permesso né il ricorso agli snippet (le anteprime delle notizie online) né la possibilità di riportare news complete senza pagare i corrispettivi diritti.
SODDISFATTI – Il relatore della direttiva, il popolare tedesco Alex Voss, ha parlato di “buon segnale per l’industria creativa e culturale europea”.
“La direttiva sul diritto d’autore è una vittoria per tutti i cittadini”, ha esultato il presidente del Parlamento Ue e vicepresidente di Forza Italia, Antonio Tajani. Che ha aggiunto: “Oggi il Parlamento europeo ha scelto di difendere la cultura e la creatività europea e italiana, mettendo fine al far-west digitale“.
“Non è una minaccia alla libertà, come viene contestato dalla schiera dei no, ma una regolamentazione del mercato a tutela anche dei consumatori”, aggiunge l’europarlamentare azzurro Giovanni La Via, “Il sistema editoriale, e i quotidiani cartacei in particolare vivono già una crisi profonda in parte dovuta proprio alla concorrenza con il web, con una conseguente pesante emorragia di introiti pubblicitari. Consentire ancora uno sfruttamento di questo tipo significa impoverire e indebolire ulteriormente l’industria culturale del Paese, con possibili conseguenze da scongiurare, quali la chiusura di importanti quotidiani o case cinematografiche”.
E SCONTENTI – Le polemiche però non si placano e c’è, invece, chi parla di rischio bavaglio. “Con la scusa del diritto d’autore di fatto hanno messo un bavaglio a Internet invece di arginare lo strapotere delle grandi multinazionali del web, privati che non sono neanche europei”. Lo ha detto Isabella Adinolfi, eurodeputata del Movimento 5 Stelle iscritta al gruppo Efdd, che è stata tra i relatori ombra impegnati a negoziare il testo della direttiva Ue sul copyright.
Un testo, quello approvato dal parlamento europeo, per cui il Movimento 5 Stelle chiedeva di rimettere in discussione appunto i due articoli che introducono una nuova remunerazione per l’editore, la cosiddetta “link tax“, e un filtraggio ex ante per le piattaforme.
“Si è scritto nero su bianco che le grandi multinazionali possono decidere ex ante cosa va sul web e cosa no. Questo – ha spiegato Adinolfi all’agenzia Dire – va a danno di tutti gli artisti, i creativi, gli editori, i giornalisti, le start-up e le imprese digitali. Internet è un grande palcoscenico, invece diamo il monopolio alle grandi multinazionali”.

SI CAMBIA. O FORSE NO? – Parola adesso ora al trilogo, vale a dire l’incontro fra Parlamento, Consiglio e Commissione per negoziare ancora i dettagli delle nuove norme.
Con i singoli Paesi membri che diventeranno soggetti attivi e dunque attori prendendo parte alle trattative. E’ proprio questo un aspetto centrale e sono in tanti a pensare che il cammino della direttiva troverà sulla strada dell’approvazione finale più di qualche ostacolo.
Insieme alla speranza, nutrita dalla schiera dei detrattori, che l’iter si allunghi il tempo necessario per arrivare alle elezioni europee del prossimo maggio, che faranno calare il sipario sull’esecutivo guidato da Jean-Claude Juncker. E anche sul tentativo di riforma del copyright?

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