Rete ultraveloce, I-Com: Italia connessa al 68% entro il 2026

Spinta dal PNRR

Sarà il Friuli Venezia Giulia, nel 2026, la prima regione italiana per copertura ad almeno 1 gigabit per secondo, con una percentuale vicina all’84% dei numeri civici. Lo rivela un’elaborazione curata dal team di ricerca dell’Istituto per la Competitività (I-Com) sulla base dei dati forniti da Infratel, la società in house del ministero dello Sviluppo economico che ha condotto la recente consultazione sullo stato delle reti fisse nel nostro Paese e sulle intenzioni di investimento degli operatori da qui al prossimo quinquennio, nel quale l’Italia dovrà portare a compimento il Piano nazionale di ripresa e resilienza (Pnrr).

 

Effetto PNRR, Italia accelera

Senza le risorse del Pnrr, il 71% dei numeri civici presenti sul territorio nazionale beneficerebbe al 2026 di una rete con velocità superiore a 300 megabit al secondo, prevalentemente costituita da rete a velocità superiore a 1 gigabit per secondo, mentre il restante 29% del Paese sarebbe oggetto di intervento. Andando avanti nella classifica, al secondo e terzo posto si posizionano la Sicilia e il Trentino Alto Adige, che tra 5 anni avranno rispettivamente il 79 e il 78% dei civici coperti.

Seguono la Liguria (76%), il Lazio (75%), le Marche (75%) e il Veneto (74%) mentre nel Mezzogiorno solo Puglia e Molise figurerebbero al di sopra della media nazionale del 68%. Le restanti regioni meridionali compaiono, invece, insieme a Toscana e Valle d’Aosta, nella parte bassa della classifica, con coperture a piu’ di 1 gigabit per secondo nettamente inferiori al resto d’Italia.

questi alcuni dei dati principali che emergono dal rapporto dal titolo “Fare reti nella ripresa. Gli scenari del decennio digitale italiano ed europeo” condotto dall’Istituto per la Competitività (I-Com) nell’ambito dell’osservatorio annuale sulle reti e i servizi di nuova generazione.

Lo studio, curato dal presidente dell’istituto Stefano da Empoli, è stato presentato ieri a Roma nel corso di un convegno pubblico a cui hanno preso parte oltre trenta relatori tra accademici, esperti e rappresentanti delle istituzioni, della politica e del mondo delle imprese. L’osservatorio è stato promosso in collaborazione con Eolo, Facebook, Google, HPE, Iliad, Linkem e Open Fiber.

“Le risorse finalmente ci sono, sebbene siano ancora in discussione i meccanismi di assegnazione”, ha sottolineato il presidente I-Com Stefano da Empoli. Secondo l’economista, “al netto dei tempi burocratici, i restanti 4 anni a disposizione per l’infrastrutturazione costituiscono un tempo assai limitato, in cui rischiano persino di non essere sufficienti le imprese e le risorse umane necessarie a portare a termine i lavori”. Per questo motivo – ha proseguito – “potrebbe essere utile prevedere meccanismi incentivanti per ottimizzare il numero degli interventi e favorire la condivisione delle opere tra i diversi operatori, così come valutare opportune politiche di reskilling aziendale finalizzate ad aumentare la forza lavoro impegnata in queste mansioni”.

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