Reddito di cittadinanza: ecco Io Italia, l’app in sperimentazione per monitorarlo

È in fase di sperimentazione, ma presto potrà essere utilizzata da tutti: è io.italia.it, l'app per monitorare il reddito di cittadinanza

Il reddito di cittadinanza è ormai passato da promessa elettorale a (quasi) realtà: per questo è nata l’app per monitorare gli acquisti effettuati con i soldi da esso versati.

L’applicazione è in fase di sperimentazione, ma sarà possibile scaricarla presto sui nostri smartphone. Il viceministro dell’Economia Laura Castelli ne aveva già annunciato la diffusione qualche settimana fa. L’obiettivo dell’applicazione è ambizioso: io.italia.it, questo il nome dell’app, nasce per agevolare la comunicazione fra cittadini e Pubblica Amministrazione. In più, è stata pensata dal governo Lega-Movimento 5 Stelle per scovare coloro che cercheranno di fare i furbi con il reddito di cittadinanza, ovvero coloro che non avranno i requisiti previsti dalla legge, ma tenteranno di accedere al contributo statale.

Diego Piacentini, commissario per l’Agenda digitale, ha sottolineato che l’app permette “ai cittadini di ricevere messaggi dalla Pubblica Amministrazione, di esprimere preferenze”. È stato creato anche un sito dedicato al progetto, dove si legge che “IO” nasce per sviluppare l’app dei servizi pubblici e che “nell’estate 2018 inizieranno i primi test con un focus group di cittadini e con alcuni enti centrali e locali”. Al momento, come ha dichiarato Diego Piacentini, la fase sperimentale è stata avviata in sette comuni italiani, tra cui Milano, Torino, Cagliari, Palermo e piccoli centri, più l’Aci e l’Agenzia di riscossione.

“Lo staff di Di Maio ci ha chiesto una soluzione tecnologica per il reddito di cittadinanza. Noi abbiamo suddiviso il progetto in quattro blocchi tecnologici: chi ne ha diritto; il passaggio dei soldi dallo Stato al cittadino; il passaggio dei soldi dal cittadino al mercato; la valutazione a posteriori della pratica, la più importante perché risponde alla domanda: ha funzionato questa policy, sì o no?”, ha continuato il commissario per l’Agenda digitale.

La comunicazione e la creazione di relazioni sono comunque gli obiettivi principali dell’applicazione. Piacentini infatti ha dichiarato che in Italia sono presenti “8 mila anagrafi che non si parlano tra loro. È del 2012 la legge per unificarle, diceva che tutti i comuni avrebbero dovuto migrare su un software comune, ma nel 2014 lo aveva fatto solo Bagnacavallo. Poi l’abbiamo presa in mano noi nel 2016 e da un anno è partita la crescita. A oggi sono entrati nell’Anagrafe nazionale più di 600 comuni con 9,5 milioni di abitanti”.

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