Nasce il Piano nazionale di sorveglianza: fino a 300 mila tamponi al giorno

Il Governo ha contattato il microbiologo Crisanti per ripetere a livello nazionale il tracciamento a tappeto fatto in Veneto

Il Governo vuole aumentare il numero di tamponi effettuati quotidianamente e, per riuscire nell’impresa, vuole affidarsi al dottor Crisanti, una sorta di “guru” del settore. Il microbiologo romano, che si è occupato di gestire la crisi sanitaria in Veneto nei mesi caldi della pandemia, è stato infatti contattato dall’Esecutivo per redigere un progetto per quadruplicare il numero giornaliero di tamponi.

L’obiettivo è quello di ripetere il “modello Veneto” su scala nazionale e consentire così un tracciamento più puntuale dei contagiati e delle persone che hanno avuto contatti con loro. Nel ruolo di responsabile dell’emergenza in Veneto, il dottor Crisanti ha messo a punto un piano che ha consentito di testare in massa migliaia e migliaia di persone al giorno, riuscendo così a tracciare facilmente i cluster e ridurre il numero di contagi nella regione del Presidente Zaia. Un piano che, ora, l’Esecutivo vorrebbe applicare a tutto lo Stivale.

Come funziona il “Piano nazionale di sorveglianza” di Crisanti

In un’intervita al Corriere del Veneto, il microbiologo ha affermato che tutto sarebbe nato da una conversazione informale avuta con il ministro per i Rapporti con il Parlamento d’Incà e il sottosegretario Sileri. Nel corso del colloquio, i due rappresentanti dell’Esecutivo avrebbero chiesto a Crisanti come poter aumentare considerevolmente il numero di persone testate nel nostro Paese.

Dopo qualche giorno, il microbiologo è stato ricontattato per “mettere nero su bianco” le sue idee e condividerle con il Governo e il Comitato Tecnico Scientifico. Nasce così il Piano nazionale di sorveglianza che, sostiene Crisanti, dovrebbe consentire di portare il numero di tamponi giornalieri a 300 mila. Ossia, tre volte tanti rispetto ai test che si stanno effettuando in questi giorni.

Tutto passa dal rafforzamento della rete di tracciamento e dalla creazione di nuovi laboratori in tutta Italia. Per Crisanti è necessario creare altri 20 laboratori per ogni regione, con una capacità di analisi di 10 mila tamponi al giorno per ogni regione. Si tratterebbe di laboratori “fissi” e mobili, installati all’interno di tir che possono spostarsi nelle vicinanze dei cluster più pericolosi.

Il tutto dovrebbe essere gestito centralmente dal Governo e avrebbe un costo di 40 milioni per lo “startup” di 1,5 milioni al giorno per la gestione quotidiana.

Precendenza a chi utilizza Immuni

Crisanti, nella sua intervista, individua anche una linea per incentivare l’utilizzo di Immuni. L’app di contact tracing è infatti utilizzata solamente da 5 milioni di italiani e, di fatto, non è in grado di svolgere il lavoro per la quale è stata creata. Per il microbiologo, l’utilizzo di Immuni potrebbe essere incentivato solo se si garantisce ai suoi utilizzatori la precedenza nell’accesso al tampone.

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