Pandemia e crisi microchip: cos’è e cosa può succedere

Settore automotive in ginocchio. Ma non solo

Sono sempre di più e tutti strategici i settori industriali colpiti dalla crisi del microchip che, dando il via a una sorta di pericoloso “effetto domino” rischia di fare da freno alla ripresa, non solo in Italia ma anche nel resto del mondo.

Le restrizioni in atto ormai da oltre un anno per cercare di contenere la diffusione della pandemia hanno ridisegnato le nostre abitudini e necessità, spingendo l’uso della tecnologia, in scia a smart working e Dad, con le persone sempre più motivate ad acquistare nuovi device, sempre più efficienti e “performanti”.

Risultato? Una crescita esponenziale, a livello mondiale, delle richieste di apparecchiature elettroniche con conseguente aumento dei prezzi. In pochissimo tempo, la domanda ha superato di gran lunga la capacità produttiva mondiale così la crisi, Iniziata nel settore automotive  (connesso per il 60% ai semiconduttori), attualmente in ginocchio, si è diffusa negli ultimi mesi ad altri settori produttivi. Tremano anche giganti come Apple o Samsung. 

A pesare sul chip crunch”anche l’iniziale errore di calcolo delle aziende coinvolte nella produzione che hanno tagliato le previsioni di vendita, esplose invece nei mesi. C’è poi un fattore “geografico”: secondo i dati Trendforce, il 70% del mercato è in mano a due aziende asiatiche: la Tsmc di Taiwan e la coreana Samsung che davanti a un vero e proprio boom della domanda, hanno privilegiato la fornitura dei loro mercati, specie ell’elettronica di largo consumo. 

 

L’industria,  secondo i dati raccolti da Bloomberg, vale circa 500 miliardi: va da sé che un eventuale stop troppo prolungato nel tempo vanificherebbe tutti i tentativi di ripresa dalla crisi generata dalla pandemia.

Come detto, prodotti quasi interamente in Oriente, sono utilizzati praticamente ovunque. Ne sa qualcosa, ad esempio, la Lombardia.

Una crisi che rischia di peggiorare ancora. Secondo Volkswagen il problema della carenza di microchip e di semiconduttori accompagnerà il mondo delle quattro ruote ancora a lungo. Lo ha detto Ralf Brandstatter, CEO della casa automobilista tedesca, parlando all’agenzia di stampa tedesca DPA.

 

Daimler, ad esempio, è stata costretta a  ricorrere alla kurzarbeit (la cassa integrazione tedesca) per far fronte alla mancanza di componentistica elettronica con immaginabili effetti sulla produzione, visto che il provvedimento riguarda oltre 18 mila lavoratori.  Dal 3 al 10 maggio si è fermato anche lo stabilimento Stellantis di Melfi. 

 

E sempre per cercare di “tamponare” alla carenza di semiconduttori, sono molte le Case che hanno deciso di cancellare alcuni optional tecnologici dalle loro auto.

E’ il caso Renault che, secondo quanto riporta Automotive News Europe, ha tolto dai listini del SUV coupé Arkana non solo il quadro strumenti digitale ma anche  il caricatore wireless per lo smartphone. Nissan avrebbe rinunciato a installare il navigatore su un terzo dei modelli in uscita dai stabilimenti.

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