New Space Economy, la frontiera dell’economia oltre l’atmosfera terrestre

La nuova frontiera dell'economia è oltre l'atmosfera terrestre. Il piano nazionale italiano nella space economy e il mondo del lavoro

La nuova frontiera dell’economia è oltre l’atmosfera terrestre. Il lancio della capsula di SpaceX Crew Dragon con a bordo due astronauti diretti alla Stazione spaziale internazionale (Iss) segna lo storico ritorno degli Usa nella corsa allo spazio, per la prima volta con una navicella costruita da privati. Per sei viaggi alla Iss il contratto di Elon Musk, sviluppo compreso, è di 2.6 miliardi. Una partita, quella dell’utilizzo commerciale dello spazio, nella quale è coinvolta anche l’Italia.

“Con il Lancio della Crew Dragon Demo-2 gli Usa mandano in orbita due astronauti per la prima volta a bordo di un sistema commerciale, sviluppato da SpaceX. È una pagina straordinaria per la storia dello spazio e l’Italia vi partecipa, con la stazione di Malindi che è gestita dall’ASI in Kenya a fare da tracking stations della missione – afferma il sottosegretario di Stato alla presidenza del Consiglio con delega alle politiche per lo spazio, Riccardo Fraccaro –. Seguiremo quindi direttamente il volo della Crew Dragon con un ruolo importante che dimostra ancora una volta il grado di eccellenza dell’Italia. Questo lancio apre una nuova era nella corsa allo spazio con scenari inediti e dalle potenzialità enormi. La new space economy compie un balzo in avanti confermando che sinergia tra pubblico e privato è vincente. Il prossimo step sarà la Luna e anche in questa missione l’Italia avrà un ruolo da protagonista”.

La new space economy

Per “Space Economy” si intende la catena del valore che, partendo dalla ricerca, sviluppo e realizzazione delle infrastrutture spaziali abilitanti arriva fino allo generazione di prodotti e servizi innovativi “abilitati” come servizi di telecomunicazioni, di navigazione e posizionamento, di monitoraggio ambientale e previsione meteo.

Attualmente rappresenta una delle più promettenti traiettorie di sviluppo dell’economia mondiale dei prossimi decenni. E per l’Italia, che vanta una lunga tradizione nelle attività spaziali – essendo tra le prime nazioni al mondo a lanciare ed operare in orbita satelliti e tra i membri fondatori dell’Agenzia Spaziale Europea, di cui è oggi terzo paese contributore – tale settore potrebbe rappresentare un’importante occasione di sviluppo.

“C’è un grande sviluppo nell’economia spaziale, la space economy, perché nel momento in cui le tecnologie diventano più mature si passa da un investimento che è più tipicamente governativo, quindi pubblico, a un investimento che tende a essere sempre di più di tipo commerciale, e in questa fase nel settore aerospaziale questo sta diventando particolarmente evidente. Nei prossimi anni, in questo settore, si parla di un’economia che può essere significativa a livello globale” spiega, in un’intervista al Sole 24 Ore, Simonetta Di Pippo, astrofisica e direttrice dell’Ufficio delle Nazioni Unite per gli affari dello spazio extra-atmosferico (UNOOSA).

Parlando di cifre gli ultimi dati relativi alla Global Space Economy relativi al 2018 parlano di un valore pari a 360 miliardi di dollari in crescita rispetto ai 283,5 miliardi dell’anno precedente. Entro il 2040, tuttavia, si pensa che la Space Economy potrà arrivare fino 3mila miliardi di dollari offrendo, dunque, ampi spazi per una crescita a livello occupazionale.

Il mercato del lavoro

“Nell’ambito del World economic forum – afferma Di Pippo – si discute spesso del futuro del mercato del lavoro collegato all’economia spaziale perché, non ci dimentichiamo, che lo spazio è molto collegato alle materie Stem, quindi ingegneria, matematica e fisica, ma è sempre di più anche biologia, legge. E più si andrà avanti e più le competenze necessarie si amplieranno. Basta pensare all’ipotesi della costruzione di un piccolo villaggio sulla luna”. Un’ipotesi che, come conferma Fraccaro, non è poi così remota.

“L’Italia – ha spiegato il Sottosegretario – si sta candidando ad essere una nazione che permetterà di vivere sulla Luna, perché in grado di costruire moduli abitabili. La missione Artemis sulla Luna servirà a rinsaldare rapporti con gli Usa, ma poi ci sono missioni con tanti altri Paesi”.

Parlando del ruolo geopolitico che ha lo spazio e dell’espansione della “new space economy”, Fraccaro ha ricordato come oggi l’Italia sia “forte nello spazio perché noi siamo partiti con gli americani con il San Marco 1 che è stato il primo nostro satellite realizzato con gli americani” e la “base spaziale di Malindi, coinvolta adesso nel lancio della Crew Dragon-2”, la prima capsula privata che porta astronauti nello spazio “è stata costruita con gli americani”.

Il piano strategico space economy dell’Italia

L’Italia ha definito un “Piano Strategico Space Economy”, che prevede un investimento paese di circa 4,7 miliardi di euro, di cui circa il 50% coperto con risorse pubbliche, tra nazionali e regionali, aggiuntive rispetto a quelle ordinariamente destinate alle politiche spaziali.

Il Piano si articola in 5 linee programmatiche, in linea con le iniziative condotte a livello europeo e con l’obiettivo di valorizzarne al massimo l’impatto a livello nazionale: Telecomunicazioni satellitari (Mirror GovSatCom), Supporto alla partecipazione nazionale a GALILEO (Mirror Galileo), Infrastruttura Galileo PRS, Supporto a Copernicus (Mirror Copernicus), Esplorazione spaziale e sviluppi tecnologici connessi.

Il Piano è parzialmente confluito, come “Piano a Stralcio Space Economy”, nel Piano Imprese e Competitività FSC, proposto dal MISE ed approvato con delibera CIPE n.52/2016 del 1 dicembre 2016, che le ha assegnato una prima dotazione di risorse pari a 360 milioni di euro, a valere sul Fondo Sviluppo e Coesione.

Secondo l’Agenzia spaziale italiana (ASI) il “settore spaziale nazionale può trasformarsi in uno dei motori propulsori della nuova crescita del paese a condizione che, intorno alle eccellenze scientifiche e tecniche, si costruisca un disegno di sviluppo che allarghi le ricadute ed i benefici all’intero sistema industriale e produttivo, in una nuova chiave di sostenibilità”.

Nell’ambito del mandato istituzionale, l’ASI fornisce il suo contributo tecnico-operativo per lo sviluppo di programmi e attività della Space Economy che trovano attuazione anche nell’ambito di investimenti esterni al budget dell’Agenzia. Lo scopo – spiega l’Asi – “è di consentire all’Italia di trasformare il settore spaziale nazionale, un patrimonio che vale un fatturato annuo di 1,6 miliardi di euro e da lavoro di circa 6mila addetti in Italia“.

I limiti del piano nazionale

Lo sviluppo del settore spaziale nazionale, è, tuttavia, fortemente influenzato dalla disponibilità e dalla allocazione di risorse pubbliche destinate a sostenere i programmi nazionali, gli impegni in ambito europeo e la competitività della filiera industriale.

I principali canali di intervento sono: investimenti istituzionali di ricerca, attraverso la dotazione di budget ASI (tramite FOA e altri finanziamenti diretti, anche tramite appositi interventi legislativi), che va a finanziare i programmi nazionali e di collaborazione internazionale e la partecipazione ai progetti dell’Agenzia Spaziale Europea (ESA); investimenti dell’Amministrazione Difesa per le capacità di osservazione della Terra e comunicazione, spesso nel quadro di iniziative duali.

Altri fondi, quali FSC e POR, resi disponibili da Stato e Regioni, che vedono il coinvolgimento di amministrazioni centrali, quali MISE, MUR e Agenzia di coesione territoriale; raccogliere le esigenze espresse sia dalle imprese del settore, attraverso le diverse associazioni, che dalle imprese di altri settori, sia PMI che grandi imprese, in merito allo sviluppo di nuovi servizi a valore aggiunto basati su dati satellitari; mettere a sistema i canali d’intervento tradizionali della politica spaziale nazionale con le risorse e le forze delle regioni interessate alle ricadute sui loro territori della Space Economy, operando principalmente attraverso il coordinamento delle iniziative spaziali finanziate con i fondi di cui sopra.

Un fondo per il settore spazio

Il panorama europeo sulle forme di finanziamento di tipo Venture Capital è in notevole fermento. Il Regno Unito è il primo paese ad avere attivato molto recentemente un fondo di investimento di questo tipo per il settore spazio nell’Ue, tramite il fondo Seraphim Capital, mentre anche Francia e Germania stanno ragionando in questo senso.

L’ASI, che nel suo statuto ha una specifica previsione, mai attivata, sulla utilizzabilità di tali strumenti innovativi di finanziamento e partecipazione al capitale di rischio ai sensi dell’art. 16 del decreto legislativo n. 213 del 2009, ritiene “strategico anche per l’Italia promuovere la costituzione di un autonomo Fondo per il settore Spazio che sappia coniugare le esigenze di acceleratore per il consolidamento (fase “seed”) e di sviluppo sino alla fase early stage (fase “round A”) delle aziende del settore.

Si pensa – afferma l’ASI – che un taglio di partenza per un Fondo Venture Capital nazionale possa essere nell’intorno di 50-70M€. La costituzione di un Fondo Venture Capital (VC) Spazio non è, tuttavia, un’iniziativa che l’Agenzia può intraprendere in autonomia, essendo questa attività demandata a soggetti finanziari (Società di Gestione del Risparmio -SGR) debitamente autorizzate ad operare dalla Banca d’Italia, sotto ferree e rigide regole.

Tuttavia ASI, quale soggetto di riferimento nel settore dell’Aerospazio può promuoverne la costituzione ricoprendo ad esempio il ruolo di Corner Investor con la funzione di assicurare la partenza del fondo, fare da aggregatore di altri contributi pubblici e con tale dotazione iniziale essere anche attrattivo verso capitali privati intenzionati a partecipare al progetto, secondo le logiche proprie del Fondo.

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