L’altra faccia di Anonymous: l’esperto, “danneggia le indagini”

Anonymous ha bloccato migliaia di profili sospetti, ma danneggerebbe il lavoro che l'intelligence porta avanti da tempo

Mentre recenti notizie dalla stampa britannica affermano che le azioni di Anonymous sono giunte a fornire informazioni molto dettagliate su sospetti membri dell’ISIS titolari di alcuni degli account colpiti, sono altresì sorte numerose critiche all’operato degli hacker mascherati.

L’Independent ha infatti appena reso noto di aver individuato, grazie ad alcune rivelazioni del collettivo di hacktivist, i dati personali comprensivi di indirizzo, di persone sospettate di essere dei recrutatori dell’ISIS, con sede in Europa.
Ma gli addetti ai lavori sollevano qualche perplessità. Le azioni che hanno portato all’eliminazione di 5.500 profili sospetti su Twitter (10mila gli account soppressi complessivamente su tutti i social network), al fine di minare i canali di comunicazione dei terroristi, rischiano di rivelarsi un boomerang per l’intelligence impegnata a contrastare la cyber-Jihad.

Così Marco Arnaboldi, ricercatore dell’Istituto per gli Studi di Politica Internazionale spiega all’Ansa “I ricercatori, gli studiosi del fenomeno della cyber-jihad e gli analisti delle agenzie d’intelligence conoscono bene i profili da seguire su internet e i loro ‘frame’ di navigazione”.
“Distruggere queste reti non serve – prosegue Arnaboldi – si elimina solo la facciata, che subito viene ricreata altrove: ma così facendo si perde ogni traccia”.
Si tratta per lo più di profili “fake” che, grazie ai software di cui dispongono i terroristi, in grado di creare un ingente numero di account in pochi minuti, vengono prontamente replicati e nuovamente utilizzati. Con l’aggravante che le agenzie di intelligence devono ripartire da capo.

 

 

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