L’isola di plastica riciclata per tutti i migranti

Il progetto, vincitore del concorso LA Imagination, prevede la realizzazione di una struttura galleggiante in 3D, costruita da droni, che permetterebbe di ospitare gli oltre 65 milioni di rifiugiati di tutto il mondo

È stato battezzato “United Plastic Nation” il progetto che prevede di accogliere in un’unica isola tutti i profughi e i migranti del mondo. Più che di una vera e propria isola, si tratterebbe di una struttura galleggiante stampata in 3D da droni, i quali recuperano dall’Oceano gli scarti di plastica.

Il progetto è stato realizzato dagli architetti Noel Shardt e Bjoern Muendner dello studio Freischaerler Architects ed è risultato tra i cinque vincitori del concorso LA+Imagination dell’Università della Pennsylvania. La competizione ha avuto come obiettivo quello di provare ad immaginare un luogo completamente nuovo, un’isola con delle proprie regole e funzioni. I due tecnici sono riusciti a raggiungere il podio, insieme ad altri 4 artisti, grazie a questa loro particolare e creativa idea.

Infatti, il progetto di creare un’isola da zero che accolga i 65 milioni di rifugiati al mondo (una popolazione pari a quella della Gran Bretagna) e che risolva, al tempo stesso, la questione della pulizia delle acque del nostro pianeta è risultato particolarmente affascinante. L’isola sarebbe autosufficiente, i suoi abitanti coltiverebbero il cibo in serre idroponiche verticali (una tecnica di coltivazione innovativa che prevede l’assenza del comune terreno agrario), un sistema chiuso riciclerebbe l’acqua e l’energia proverrebbe da maree e dalle correnti dell’Oceano.

Un’isola riservata a coloro che richiedono asilo comunque esiste già e si trova a Nauru, una delle piccole isole al largo della Papua Nuova Guinea. È qui che l’Australia relega i migranti che chiedono di entrare nel Paese. Il nostro Ministro dell’Interno Matteo Salvini ha detto di recente di voler prendere a modello questo luogo, così da indirizzare tutti coloro che cercano clandestinamente di entrare in Italia.

Ma Nauru è stata spesso al centro di numerose critiche, in quanto molti descrivono quest’isola come una vera prigione a cielo aperto. In questi centri sono stati denunciati, da parte del “Guardian Australian”, dei pesanti abusi nei confronti dei migranti, in particolare durante il corso dell’inchiesta denominata “Nauru Files”: i bambini vivono con le loro famiglie dietro le recinzioni, vengono intimiditi e vessati dalle guardie di sicurezza e vengono controllati in qualsiasi loro movimento.

Il progetto “United Plastic Nation” potrebbe, quindi, per molti far parte di un futuro utopico. Per altri potrebbe trasformarsi in un’incubo distopico.

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L’isola di plastica riciclata per tutti i migranti