Privacy, svolta di Google: cosa cambia per i nostri dati

Annunciate alcune novità che danno maggior controllo agli utenti e aiutano anche il mondo dell'editoria

L’app Immuni, nata con lo scopo di aiutare il tracciamento e l’evoluzione dei contagi da coronavirus, ha acceso nuovamente il dibattito sulla privacy. Matteo Salvini, per esempio, si è schierato contro sostenendo che gli italiani chiedono protezione totale sulla riservatezza dei loro dati personali, rinviando il download dell’app una volta data fornita questa garanzia. E a pensarla come lui devono essere stati in molti, dato che Immuni è stata scaricata solamente dal 5% degli italiani (circa 3 milioni e mezzo).

L’annuncio del Ceo di Google: cosa succederà ai dati

La stessa diffidenza non è rivolta nei confronti di social network o applicazioni come FaceApp, ma i riflettori puntati sul tema hanno portato, nel tempo, a scelte trasparenti anche i giganti del web. Sunda Pichai, Ceo di Google, ha annunciato in queste ore alcuni aggiornamenti già attivi in tutto il mondo.

In primis, maggior controllo agli utenti sulla privacy di alcuni prodotti. E poi, soprattutto, eliminazione automatica dei dati dopo 18 mesi e navigazione in incognito più facile. “Mentre miglioriamo la privacy e la sicurezza nei nostri prodotti, continuiamo a farci portavoce dell’importanza di una regolamentazione equilibrata sull’uso dei dati in tutto il mondo, tra cui un’adeguata normativa sulla privacy negli Stati Uniti – ha scritto Pichai su Twitter -. Abbiamo pubblicato una proposta di quadro normativo basato su alcune leggi e modelli realizzati nel resto del mondo, come per esempio il Gdpr europeo”. Ossia, la legge Ue sulla privacy in vigore da maggio 2018.

Si parla di eliminazione automatica dei dati dopo 18 mesi, che però non riguarda Gmail, Google Drive e Google Foto per cui, specifica l’azienda, sono già attivi protocolli per conservare in totale sicurezza i contenuti personali.

Google, la svolta sull’informazione: pagherà gli editori per gli articoli

Oltre al tema della privacy, in rete ce n’è ormai da anni un altro che tiene banco tra gli operatori dell’informazione. L’editoria è un settore in crisi anche per la mancanza di un modello di business online. Facebook e Google, per esempio, portano sì traffico ai quotidiani sul web, ma al contempo è come se si appropriassero di contenuti altrui, guadagnandoci su.

Google, però, è pronto alla svolta. Ha annunciato i primi accordi di licenza con alcuni editori in Germania, Australia e Brasile, aprendo la strada al pagamento dei fornitori di ‘notizie di alta qualità’ e preannunciando l’intenzione di stipulare ulteriori intese editoriali. L’informazione è arrivata direttamente da Brad Bender, vicepresidente della gestione dei prodotti di Google: i servizi acquistati finiranno in una – per adesso – indefinita ‘news experience’ che verrà lanciata nel 2021 e sarà pubblicata su Google News e Google Discover. Tra i partner editoriali ci sono la rivista tedesca Spiegel, Solstice Media, un editore di titoli nel sud dell’Australia e la società di media regionale brasiliana Diarios Associados.

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