Gli spacciatori usano Instagram e Tinder per trovare nuovi clienti

Sulle app nascono ogni giorno hashtag e gruppi per vendere e cercare farmaci e droghe

I trafficanti di droga stanno cercando di ampliare la loro clientela attraverso app e piattaforme popolarissime tra i giovani, come Instagram e Tinder, per vendere la loro merce. Qualsiasi tipo di merce, dalla prescrizione di farmaci a prodotti chimici, fino alle droghe.

Relativamente semplice sono sia la ricerca che la trattativa. Su Instagram, il potenziale cliente setaccia la app alla ricerca dei nomi delle droghe (#mdma, #mephedrone…) e di hashtag come #weed4sale. Si mette quindi in contatto con il titolare dell’account e da lì in avanti l’affare procede attraverso messaggi privati, per poi concludersi (a volte) con un incontro o (più spesso) con il pagamento online, con carte regalo bitcoin o prepagate.

Il professor Neil McKeganey, fondatore del Centre for Drug Misuse Research di Glasgow afferma: “Ho impiegato poco più di 10 secondi a trovare le offerte per la vendita di droghe su Instagram”.

Un portavoce di Instagram ha ovviamente messo le mani avanti dichiarando “Il nostro servizio non è nato per la vendita illegale di droga” invitando tutti gli utenti a segnalare hashtag sospetti.

Eppure, negli ultimi anni il commercio delle droghe ha letteralmente riscoperto i social network. Per ogni start-up o applicazione finalizzata alla vendita di droghe leggere che viene chiusa ne nascono altre cinque, tutte con modalità sempre più veloci ed accattivanti.  L’ultima è High There, una sorta di Tinder per fruitori di marijuana. Tramite la possibilità di selezionare diverse preferenze, l’applicazione permette di trovare il compagno perfetto con il quale condividere uno spinello. L’idea è semplice: durante il primo appuntamento il tema della marijuana può essere delicato, perché non si sa mai chi si ha davanti. Con High There, invece, questo problema non sussiste perché l’applicazione dà modo di incontrarsi mettendo subito le cose in chiaro: entrambi sono fumatori.

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